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Domenica, 12 Luglio 2015 17:27

Tracker – L'album piu' "letterario" di Mark Knopfler

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Tracker – L'album piu' "letterario" di Mark Knopfler - 4.0 out of 5 based on 4 reviews

Sara' l'Imperatore di Piazza Napoleone il prossimo 22 Luglio all'interno di un Lucca SummerFestival 15 che ricondurra' sulle sponde del Serchio il suo vecchio compare Bob Dylan nonchè un'altra icona degli anni 80' pazzesca che risponde al nome di Billy Idol. Lui, il leader di quei Dire Straits che fecero il botto miracolosamente tra i due fuochi del punk e dell'elettronica da ormai vent'anni ha avviato una fase artistica personalissima e accurata, rivolgendo lo sguardo tranquillo alle sorgenti millenarie del folk e del country. Con "Tracker" uscito ai primi di Marzo Mark Knopfler e' giunto all'ottava opera da solista (ventisettesima in totale nella sua mostruosa carriera) e ha confezionato un album raffinato e nostalgico, piu' disteso rispetto al precedente "Privateering" (2012) ma curato decisamente nei suoi racconti.

Non c'è ombra di 2015 o Nuovo Millennio nelle undici composizioni che sfilano in "Tracker". Il contatto con la societa' e con la storia sono annullati dando l'impressione di scovare un corrispettivo maggiormente allettante sul finire degli anni Sessanta, quando il giovane studioso di letteratura inglese Knopfler lavorava come copy-boy al Chronicle di Newcastle e di sera sorseggiava ottima birra al Mark Toney's insieme alla sua pupa di Gateshead. In questo contesto gli era capitato diverse volte di imbattersi nel passo amareggiato e intirizzito del poeta Basil Bunting, che caduto in disgrazia si guadagnava il pane completando bozzetti per il Chronicle stesso. E proprio alle stralunate serate di Bunting con la testa altrove nonostante i frastuoni del pub Mark rende omaggio a distanza di decenni in "Basil", brano n.2 di "Tracker" che prende avvio da una ballata dal cuore e fiato irlandese come "Laughs and jokes and drinks and smokes". Nelle atmosfere celtiche e gozzovigliose di quest'apertura Mark (che e' scozzese di nascita ed educazione) entra in scena in prima persona quasi a far gli onori di casa all'ascoltatore nel buio della London town, descrivendogli la sua nostalgia per quei tempi proseguita poi naturalmente con "Basil". Qui pero' i sollazzi giovanili lasciano spazio all'elegia del poeta fallito vessato dalla malinconia, il topic centrale del disco condiviso dai diversi soggetti osservati dallo spettatore Knopfler.

Il suo campo d'azione infatti dopo l'intro iniziale indietreggia al di sopra degli avvenimenti, come un tipico narratore onnisciente ottocentesco che sente il desiderio di narrare testimonianze di vita quali "Basil" e in "Beryl", altra dedica ad una scrittrice sfortunata, quella Beryl Bainbridge che nonostante lo meritasse era stata premiata soltanto dopo la morte. E allo stesso tempo guida il pubblico ad immergersi insieme a lui in sogni frementi, ad esempio del marinaio strappato alle sponde del suo fiume natio in "River Town" oppure il fisarmonicista di "Skydiver" costretto a partire abbandonando l'amore cantino le loro debolezze e punture.

Rispetto ad altri lavori precedenti l'ex leader dei Dire mette da parte ampiamente il suo immortale tocco di Stratocaster (che riaffiora distrattamente nell'incipit molto Sultans of Swing in "Beryl" e negli extra dell'Edizione Deluxe) sia da una lato per valorizzare al meglio la ricchezza strumentale e performativa dei suoi musicisti. Oltre al fraterno Guy Fletcher suo tastierista da quasi 40 anni la band si avvale di John McCusker al violino e al cittern (variante gaelica del mandolino), di Michael

McGoldrick al flauto traverso irlandese e alla chitarra tenore, Ian Thomas alla batteria e Glenn Worf al basso elettrico e contrabbasso. Non puo' mancare certamente il sax, ad opera di Nigel Hitchcock, che prende il sopravvento meravigliosamente nei finali di "River Towns" e della conclusiva "Wherever I go" in cui l'eccellente cantautrice Ruth Moody, leader del trio delle The Wailin' Jennys, pone la sua voce accanto a quella di Mark dopo aver in precedenza livellato le composizioni con i suoi cori liftati.

Ma dall'altro lato, come si diceva prima, se Mark lascia tremendamente insoddisfatta la nostra sete di Stratocaster lo fa anche perche' intende vestire i serrati pani dello storyteller, del narratore per eccellenza in un recupero della sua antica passione giovanile. Per questa ragione sotto l'aura della calma olimpica di chi dopo una carriera lunghissima sa di non essere ancora bollito ed anzi e' ancora ben sicuro di imprimere il suo marchio intatto, il nostro senza fretta costruisce i fili di "Tracker" affogandolo in variabili tinte blues ("Mighty Man"), rock e groove (palese e' il caso di "Broken Bones" che ricorda molto J.J.Cale) che emergono a frequenza doppia nelle cinque tracce bonus dell'edizione Deluxe che avrebbero meritato senza dubbio un posto di rilievo all'interno dell'edizione canonica. Sta di fatto che la perla piu' scintillante di tutto il cofanetto sia in termini di soffusa musicalita' che di stimolanti rime ce la sentiamo anche un po' nostra perche' affonda le sue radici nelle lande magiche di una notte siciliana, dai vigneti di Messina a ridosso delle pendici dell'Etna e intorno alle "Lights of Taormina". Lento si presenta l'incedere della musica che prepara il terreno al lamento ancora una volta nostalgico di un travolgente amore passato ricordato senza disperazione ma in preda ad una vivissima corporeita':

"They were young and love was shining Like the colours of the rainbow
Desire felt like choking
Love was smoking under the volcano He can still taste her kisses

Sweet as the red wine from Messina
Now he’s sitting out in the night
Looking down upon the lights of Taormina"

"Loro erano giovani e il loro amore stava brillando come i colori del'arcobaleno.
Il desiderio appariva come soffocante
e l'amore stava fumando alle pendici del Vulcano. Lui ora puo' ancora gustare i suoi baci

dolci come il vino rosso che viene da Messina
e ora e' seduto giù nella notte
gettando lo sguardo al di la' delle luci di Taormina" 

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