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Threnos

Lunedì, 27 Ottobre 2014 17:42

Rino, il Re scomodo e rimpianto.

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Rino, il Re scomodo e rimpianto. - 5.0 out of 5 based on 2 reviews

Salvatore Antonio Gaetano da Crotone si chiamava,

troppe poche righe di incensamento gli furono allungate

mentre i suoi polmoni non sembrarono ancora stanchi di pompare.

Fiorito meno che quindicenne in uno sperduto collegio di Terni,

tornato da adulto tra i pergolati della Capitale allattatrice,

denunciava dagli albori della sua maratona sanguinaria la strafottenza.

Il disinteresse nel prostrarsi alla monotematicita degli inni candidi dell'amour

perchè era uno dei pochi come gli amici De Gregori, il Venditti e Rosso

a non voltare dall'altra parte la sciarpa davanti al fetore delle strade,

al moltiplicarsi delle truffe ingegnose dei politicanti e per giunta alla costruzione del teatrino mai a rischio di fallimento denominato Governo Italiano.

Rino sempre osteggiato a causa di quel naturale sarcasmo che ricordava e ricorda la noia portata da un bullo che ti prende di mira, ma alla fine diventa ancora piu' odiosamente la voce ineludibile della cronaca di una realta' simpatica ma nevrotica.

Senza ipocrisia condivideva con i quattro venti e le mille bandiere i suoi sogni d'anarchia, affrescava dentro un caleidoscopio multicolorato gli atteggiamenti comuni prodotti dalle generazioni anni 70 e 80 mentre il cielo era sempre piu' blu, e metteva a raffronto il capofortuna sovrano e l'Agapito Malteni suddetto tra le polveri della fabbrica.

Aida rappresentava la sua personalissima lezione per rinfrescare ad un Italia cosi' camaleontica ormai, in cui come si faceva dargli torto a non reggere cchiù certo jet-set e la soluzione migliore spesso si risolveva nel proporre alla mente scappatoie quantomeno momentanee ai piedi della riviera o tra i campi rigogliosi di un Sud adorato in pieno.

Ma del Rino che aveva anticipato la sua fine in una Ballata di Renzo di poco tempo prima che dieci ospedali o piu' si dice rifiutarono di prestargli un altro sorso di vita,

di un Gaetano bollato dai suoi coetanei come n'ubbriacone o un pazzo da lega' non si e'conosciuta mai troppa la possanza di spirito e la scioglievolezza nell'innamoramento.

Provate a non ritrovare almeno in una singola frase di "Io scrivero'" un proposito gia' avuto, oppure stupitevi a sentire messo in musica un pensiero mattutino espresso in "Cerco". E con "A mano a mano" trattenetevi dal non ammirare la semplicita' di una simbiosi con un'altra persona imbevuta sul nascere disperatamente di sola speranza.

E poi queste donne, tante, diverse, avolte sovrapposte come in"Sfiorivano le viole", vergini rinchiuse in castelli veri e immaginati per "Sei ottavi", e la scarica di pulsioni e martellamenti lanciati all'inseguimento della loro conquista.

Oggi Rino Gaetano a 33 anni suonati dalla sua ultima sfrenata tarantella notturna ha raggiunto una vertiginosa e indomabile capacita' attrazione per i giovani ricercatori delle passioni dell'esistenza dell'uomo e della societa' a tal punto che a fatica cominciano a contarsi le cover-band e fan- club che fanno vivere il Re.

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