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Threnos

Venerdì, 13 Giugno 2014 09:40

LYKKE LI – ONDINA IMMACOLATA

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LYKKE LI – ONDINA IMMACOLATA - 1.0 out of 5 based on 1 review
Stoccolma, Lisbona, Nepal, Marocco, India, Brooklyn: questo non e' il progetto di un viaggio intorno al mondo, ne' l'elenco delle destinazioni di un tour promozionale o qualcosa di simile. In meno di vent'anni (a 19 aveva gia' emulato Colombo alla volta della costa statunitense) Li Lykke Timotej Zachrisson, svedesina classe 1986, si era abituata a non affezionarsi troppo alle persone di un determinato posto perche' gia' consapevole che avrebbe potuto non rivederli solo l'inverno dopo per la vena avventurosa e hippie a tutti gli effetti dei suoi. Un musicista e una fotografa che con i loro dischi di Bob Dylan, Nina Simone, Bob Marley hanno marchiato nel profondo lo spirito di Lykke Li, brand artistico che la giovane ha tirato fuori in adolescenza per cominciare a fare la cantautrice. Nella sua borsina Lykke non puo' fare ameno di portarsi due classiconi intramontabili come "Harvest" di Neil Young e "Song of Love and Hate" di Leonard Cohen, per l'amore della purezza nel definire emozioni e momenti interiori che lei insegue tra le sue rime.
Il 2007 raccoglie l'uscita di un primitivo tentativo discografico corrispondente all'EP A Little Bit, che mette nelle orecchie di una buona fetta di ascoltatori mondiali la pulce di un personale mix di soul, pop sintetizzato e funky ricavato dall'impiego di tanti strumenti differenti quali violini, tamburi, sax ecc. Questo ritmo da orchestra potremmo dinire tridimensionale espresso in una striscia di performance carichissime sia a celebri festival europei (Glastonbury in Inghilterra) che oltreoceano (il californiano Coachella e il Lollapalooza, tre giorni rock itinerante tra Usa e America Latina) consegnano di diritto per la ventenne Lykke la pubblicazione dell'album n. 1 intitolato emblematicamente Youth Novels (= "Novelle giovanili").
Ispirata probabilmente dalle tossine ancora perturbanti di una relazione di tre anni la giovane manifesta il"sodo" dei suoi pensieri e ragionamenti senza filtri in una galleria di dodici pezzi tutti scritti nell'inglese a lei caro e vitale, pane quotidiano lirico e fonico ereditato dai gia' commemorati modelli Dylan,Cohen e Young. La prima Lykke fa molto casino, rassomigliando molto a una Madonna meno gatta morta e sensuale in brani pulsanti come "Dance,dance,dance" e "Breaking it up", in cui quasi ci gode ad imbruttire la sua bellezza e a mascherare il soprano mozzafiato che cova dentro e quando vuole conduce gia' alle stelle con "Time Flies". E'una Li teen-ager ed esploratrice questa, ma gia' indipendente e sicura di se' sotto l'ala protettiva del produttore e co-autore Byorn Yttling e di una band emigrata insieme a lei dai ghiacci di Babbo Natale.
Li sa il fatto suo e ben istruita sul come girano le dinamiche dello show-biz in particolar modo di quella giungla intricatissima del pop, punta i piedini e affina le lamine dell'ugola trasversalmente ad una passerella arcobalenica di featuring, collaborazioni in principio con vecchi compari della tundra (lo svedese Kleerup, i norvegesi campioni dell'elettronica Royksopp) e poi con totem anglosassoni (con il cantautore Bon Iver, il divo hip hop Kanye West e soprattutto la rock band britannica dei Kings of Leon dei quali realizza la fortunata cover "Knocked Up". Conquistate le folle, ora c'è anche il favore dei paperoni e a questo punto perche' non affondare ancora di piu' il colpo e scrivere "possibility"per la colonna sonora di New Moon, il secondo capitolo della pluripremiata e odiata saga di Twilight. E' il successo per la bionda Lykke.
Si inverte il corso degli eventi. Ora sono piu' gli altri a richiedere la sua mano, e re Mida contemporanei della fabbrica dei telefilms a riciclare a piacimento le sue hits: e' il caso di "Get some", apparsa tra gennaio 2011 e febbraio 2012 di seguito nelle serie Hawaii-FIVE-O, Pretty Little Liars e The Vampire Diaries. I tempi sono ormai diventati piu' che maturi per un secondo volume, il Wounded Rhymes (= "Rime ferite,offese") annoverato tra le gemme musicali del 2011 da NewYork Times, Observer e Rolling Stone. Non proprio delle testate novelline. Durante l'autunno di quell'annata magica Lykke si abbatte in modo piu' strepitoso del suo storico conterraneo, il pirata vichingo Erik il Rosso, sul mercato americano, invadendo peggio di un tornado il gotha dell'intrattenimento a stelle e strisce sia al Tonight Show di Jay Leno che al David Letterman. Non si hanno memorie di una precedente ribalta scandinava di tali proporzioni.
Lykke registra il suo gioiellino tra le maceriedi una Los Angeles per sua stessa ammissione "colma di mali e cattiveria2, marciume identico che lei vede brulicare su per tutta la superficie umana e la fa incazzare. E' trascorso l'incanto fatato della storiella d'amore finita, perche' cio' che non va intorno a se stessi reclama con veemenza uno spazio enorme e non si puo' far finta di non vederlo come l'80 per cento o piu' degli "artisti" di oggi fa. Li ragiona cosi' e allentando le raffiche elettro di tre anni prima si appropinqua all'introspezione e alle arie della lirica italiana adorata. Follow Rivers, ballata dalle atmosfere alla "Zanna Bianca" di Jack London si traforma sotto gli artigli da dance-floor del dj The Magician in una bomba ad orologeria conosciuta dai tombini di tutto il mondo. Vette delle classifiche demolite, remix a fiotte e popolarita' storica, colonna sonora del film vincitore della Palma d'oro a Cannes 2013, il francese "La vie d'Adele".
E li?Non si scompone. Partecipa con la cover di "Silver Springs"all'album tributo ai Fletwood Mc e desta una passione vertiginosa in quel pazzoide di David Lynch, che si impossessa del suo canto divino nella elegia di "I'm waiting here". Lykke, la ninfa dei ghiacci e dwei corsi d'acqua, sirena del Nord come nella tradizione delle leggendarie "ondine", come erano dette nei miti scandinavi le creatureincantanti mezze donne e per i lresto pesci. Da un mese a questo parte l' ondina dalla voce immacolata ha compiuto un passo in piu' con il terzo lavoro, "I never Learn", a mio avviso naturale punto prosecuzione dell' estroversione del suo animo. "I never Learn" dipinge una ventottenne libera di concedere a se e a chi le va dietro un viaggio ultraterreno e filosofico sugli incontri della vita, sotto il tocco intimistico del suo timbro. Non e' un'altra Lykke, e' una che si fa conoscere di piu'. Perche' ha compreso che e' tempo di poterlo fare.
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