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Lo Schermo Magico

Giovedì, 06 Marzo 2014 12:51

All is lost

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(11 Voti)
All is lost - 5.0 out of 5 based on 11 reviews
All is lost http://www.allislostmovie.com.au/
In questi giorni non si fa che parlare del film “La Grande Bellezza” di Paolo Sorrentino che recentemente ha vinto l’Oscar. Sarebbe quasi d’obbligo una recensione su questo – a detta di molti (non per me) – capolavoro cinematografico ma, poiché sono nauseata dal clamore mediatico che ha suscitato tale opera, mi avvalgo della facoltà di decidere in piena libertà dirigendo la mia scelta sullo splendido “All is lost”, uscito nel 2013 e diretto da J.C. Chandor.

Si tratta del film con la trama più esigua che io abbia mai visto: un uomo (Robert Redford), senza nome e senza identità (per noi spettatori), si trova sperduto nel mezzo dell’Oceano Indiano sopra il suo yacht che sta imbarcando acqua a causa di una falla nello scafo. Una violenta tempesta dà il colpo di grazia all’imbarcazione la quale, poco per volta, cola a picco, mentre l’uomo trova rifugio sopra un canotto di salvataggio dove trascorre il tempo cercando di sopravvivere. Fine. 

Non vi è forse venuto in mente un altro film? Esatto: “Cast away”, con Tom Hanks. Ma in questo caso la storia è ancora più scarna: lo spettatore è catapultato in medias res nella vicenda che praticamente non ha sviluppo (non c’è un prima, non c’è un dopo, c’è soltanto l’uomo in mezzo al mare), i dialoghi sono del tutto assenti, l’unico personaggio è il naufrago. “Che barba mortale!” penserete voi. E invece no. Il film dura quasi due ore ma non annoia mai perché ognuno di noi si sente “l’uomo”, soffre assieme a lui, è sballottato qua e là dalla tempesta, avverte nelle ossa l’umidità che il personaggio deve sopportare per tutto il tempo: il coinvolgimento e l’immedesimazione sono totali.

Privato delle classiche tecniche di narrazione cinematografica (flash-back e prolessi – eccezion fatta per la prolessi immediatamente all’inizio, breve e di non particolare rilievo – sbalzi temporali, uso di immagini dai colori falsati…), “All is lost” presenta una situazione completamente sganciata da ogni contesto ed un personaggio unico del quale non sappiamo niente e la cui identità non sta nel “chi è” e nel “chi è stato”, ma nel “che cosa fa”, inserendosi a metà strada fra un documentario ed un film dove il vero protagonista è lo spettatore stesso. Il piacere nasce nel momento in cui pensiamo: “Cosa farei io in questa situazione? Come risolverei il problema che viene presentato? Come mi sentirei se fossi al posto del personaggio?”, ed è dato dalla inconscia consapevolezza di trovarci al sicuro sulla poltrona di un cinema, al caldo e ben asciutti, lontani anni luce dalla tragedia che sta vivendo l’uomo. In noi si fa strada quel gusto sottilmente crudele che proviamo ogni qualvolta veniamo a conoscenza di disgrazie che capitano a degli sconosciuti e da cui siamo al riparo, un piacere dato dal gioco di “saltellare” continuamente con la mente dalla dimensione dell’altro a quella nostra. Per un momento ci immedesimiamo nello sventurato di turno e soffriamo con lui fino a che, con una piroetta del pensiero, ci rimpossessiamo della realtà che ci appartiene. E allora quale sollievo e quale gioia sentirci noi e non più quell’altro, con le sue sfortune e i suoi dolori! Ecco, questo film ci fa giocare tutto il tempo.

Ma “All is lost” non è, ovviamente, soltanto un’opera di intrattenimento. In superficie è un realistico documentario a cui assistiamo con curiosità e partecipazione ma, ad un secondo livello di lettura, si presenta come una potente allegoria dell’esistenza. L’uomo naufrago è l’Uomo sballottato dagli eventi della vita che si scontra con una Natura maligna di stampo leopardiano, facendo affidamento esclusivamente sulle proprie forze e sul proprio ingegno perché, fondamentalmente, su questa terra ogni uomo è solo.

Nei minuti finali, il realismo che ha caratterizzato tutto il film lascia spazio ad una dimensione onirica in una scena che si presta a più interpretazioni; quale che sia la lettura che ne vogliamo fare, credo che il messaggio ultimo sia sull’importanza di portare avanti la personale lotta quotidiana con forza e dignità, nella speranza di una redenzione (in vita? post mortem?) che illumini di senso le nostre azioni e le nostre apparenti sconfitte. “All is lost”: tutto è perduto, sì, ma spesso ad una perdita segue una nuova e più grande conquista.

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