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Nella tana del Bianconiglio

Lunedì, 26 Gennaio 2015 22:43

The Invisible boy

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The Invisible boy - 5.0 out of 5 based on 6 reviews

Voglio inaugurare questa rubrica parlando non di qualcosa che semplicemente mi piace, ma di ciò che mi colpisce strappandomi dalla banalità quotidiana.

Non è facile nella miriade di stimoli mediatici e non - libri, film, serie tv, serie web, musica multicanale, social network e bombardamenti sensoriali di ogni genere - trovare qualcosa che davvero faccia breccia e rimanga nei nostri pensieri per giorni.

Quante volte sarà capitato ad ognuno di noi, e sempre più spesso negli ultimi tempi, di andare al cinema, al teatro, ad un concerto o a uno spettacolo che dir si voglia, e poi dire: “Sì, uhm… carino… ma…?” Il giorno dopo… il vuoto, il niente, il grande nulla. Capita sempre più spesso, di trovarsi davanti a un intrattenimento piacevole, a dei prodotti ben confezionati… e poi?

Sono andata a vedere Il Ragazzo Invisibile di Salvatores. Questa non vuole essere una recensione, né un riassunto, ma una serie di appunti su quello mi è rimasto impresso.

Si parla di scrittura collettiva per i tre autori Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi (Gomorra, La kriptonite nella borsa) e Stefano Sardo, artefici sia del romanzo che della sceneggiatura del film, ma qui il lavoro è stato fatto al contrario: dal film al libro, in un processo che si può definire cross-media, e dal libro alla Graphic Novel che non è una copia del film bensì un prequel. - L'idea, - spiega il regista - è espandere un mondo, vedere se è possibile far nascere affetto per questo personaggio - e sempre citando Salvatores: - non è solo questione di pubblicità, ma di dare strumenti diversi, perché non c'è più un pubblico solo, ma tanti pubblici e tante piattaforme.

Ecco qua un oggetto che si moltiplica in tanti altri oggetti, non solo come operazione di marketing ma come espressione della realtà di oggi: multiforme e replicata su vari livelli, fruibile attraverso canali diversi.

Fin dalle prime immagini la colonna sonora fa il suo ingresso prepotente quanto un personaggio ed è protagonista del film, sia per quanto riguarda citazioni note, sia per la presenza della London Symphony Orchestra dagli Abbey Road Studios. Ma la vera sorpresa sono gli inediti, che ti fanno drizzare le orecchie e dire aspetta un po’… qui c’è qualcosa di speciale, come nel caso di Halloween Party, un piccolo capolavoro a metà tra il musical e i Beatles, che non posso smettere di ascoltare ancora e ancora. Questa e altre due canzoni sono state scelte tramite concorso online indetto dalla Indigo film, e il livello e l’originalità dei brani parlano da soli.

Gli attori adolescenti quasi tutti alla prima esperienza cinematografica (tranne il protagonista che ha comunque da un background teatrale) mettono in ombra i professionisti, l’unico aggettivo che mi viene in mente è poetici e mi ricordano i piccoli attori di Mignon è partita di Francesca Archibugi.

Impossibile poi non pensare a Kubrick nelle atmosfere della festa in maschera.

Che dire? Lo rivedrei immediatamente da capo, mi ha lasciato una sensazione di speranza, di entusiasmo, buoni sentimenti e interesse per tutta la crew che ne ha fatto parte.

Certo non mi ha lasciata indifferente.

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