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Moi Je Joue

Giovedì, 15 Ottobre 2015 17:08

Janis.

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Janis. - 5.0 out of 5 based on 1 review

Ieri sera ho visto il documentario di Amy Berg su Janis Joplin, i suoi tormenti, la sua voce, i suoi amori (che combaciano con i suoi tormenti).

Ho avuto la pelle d’oca per tutto il tempo, forse perchè ero pure in prima fila e la voce e la musica non entravano solo nelle orecchie, ma sconquassavano anche la pelle.

Da subito si entra nei primi disagi di una ragazzina non accettata, definita il ragazzo più brutto della scuola. Una ragazzina che vorrebbe solo essere bella ed elegante come le altre. Ma Janis non è come le altre: espulsa dal coro della chiesa perchè faceva di testa sua, si aggrappa e innamora sempre di più del blues, di quella musica graffiante e disperata come la sua voce. E’ un maschiaccio, sempre in cerca di guai con i suoi amici (che i guai non li vorrebbero), che la portano a Austin a cantare, ma non viene accettata come cantante blues. Il Texas degli anni ‘60 non è un posto per donne che vogliono emanciparsi e, soprattutto, per donne che si battono per i diritti dei neri (siamo ancora nel periodo della segregazione).

Ma Janis vuole davvero essere una donna emancipata in tutto? In fondo anche lei sogna quello che tutte le donne di quegli anni sognano, essere sulle copertine dei giornali, avere un amore, una famiglia. Per ora non ha niente. I suoi amori sono tormentati, si attacca all’alcol e alla droga. Trova, però, un barlume di speranza nella liberale San Francisco, dove conosce e entra a far parte della Big Brother and the Holding Company, una band “psichedelica” mediocre che cerca in tutti i modi di far sentire a suo agio quella cantante che li porterà al successo indiscusso. Mediocre… diciamo che oggi potrebbe fare le scarpe a molti, ma negli anni ‘60 il livello era altissimo.

La graffiante e potentissima voce di Janis raggiunge una moltitudine di gente entusiasta nel 1967 al Festival di Monterey, un evento unico nel suo genere, un posto da brividi, siamo nella Summer of Love e la band si esibisce lo stesso giorno di Jefferson Airplane, Otis Redding, l’artista più grande per Janis, che cercherà di imitare le sue mosse e i suoi gorgheggi, The Byrds. Il successo è enorme, ma basta per dare la felicità a una donna drogata di musica, eroina e uomini sbagliati?

Tante sono le cose da dire su quest’icona complessa e sognatrice, ma io scrivo di moda e qui ci soffermiamo. La Joplin non lo sapeva, ma avrebbe creato uno stile unico e riconoscibile per sempre. Amante delle collane di perline in voga alla fine degli anni ‘60, ne indossava 5 o 6 insieme. Non mancavano i pantaloni svasati di ciniglia o di pelle, magari viola o verde acido. Adorava lo psichedelico e l’astrologia, era capricorno, e lo faceva sapere con un disegno coloratissimo sulla sua auto. Quando faceva freddo non mancavano mai la sua maxipelliccia e il colbacco. Emancipata sessualmente e nel modo di vestire, le piaceva stare in topless in spiaggia, evitava il reggiseno, una precorritrice del moderno slogan “free the nipples”.

Gilet di tutti i tipi, decine di colori abbinati insieme, ma riusciva a essere sensuale, con il minivestito dorato di ciniglia e la giarrettiera uguale, con il completo di lanetta bianco indossato a Monterey (maglia con maniche lunghe a sbuffo, pantaloni a zampa e sabot bianchi a punta con tacco di 3/4 cm), con i suoi occhiali tondi di diversi colori che le calavano continuamente sul naso. Indimenticabile Janis

 

“Sul palco faccio l’amore con venticinquemila persone, poi torno a casa da sola.” Janis Joplin

 

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