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Venerdì, 22 Agosto 2014 16:57

La voce delle emozioni (seconda parte):

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La voce delle emozioni (seconda parte): - 3.4 out of 5 based on 5 reviews
“Gli esseri sensibili non hanno voce potente , o meglio, non gridano. Più quel che dicono li tocca, più l’abbassano” (Paul Valèry) Nella prima parte di questo articolo è stato accennato come la comunicazione umana si basi su aspetti verbali (le parole), non verbali (gesti, mimica…) e paraverbali (la voce intesa come “suono”). Se gli aspetti verbali consentono la trasmissione di informazioni, sono gli aspetti non verbali e paraverbali, come accennato nella prima parte, a tracciare i contenuti di relazione della comunicazione. La straordinaria efficacia della voce nel manifestare le proprie emozioni, stati d’animo e intenzioni era nota fin dall’antichità poiché le qualità vocali sono un mezzo importante per regolare i rapporti interpersonali, per negoziare conflitti nonché per influenzare il pensiero e la condotta degli altri. La mancanza di gradevolezza nella voce squalifica ogni tipo di relazione. Quando si parla, non basta trasmettere informazioni ma è necessario mantenere vivo l’ascolto e l’interesse. Nel comunicare, dunque, conta di più la voce o il contenuto di quello che si dice? Diversi studi confermano il fatto che il “come” sia più importante del “cosa”; il tono di voce, infatti, risulta essere lo strumento più efficace, rispetto ai contenuti in sé, nel sedurre l’attenzione e nell’attivare l’ ascolto e la memorizzazione. Voci troppo ansiose, con respiro affaticato o ansimante, stanche o dure, vengono associate a oratori passivi, agitati, ostili, poco motivati e dunque, in poche parole, non meritevoli di ascolto. Per quale motivo si verifica questo slittamento dall’importanza del contenuto a quello della forma? La risposta sta nel fatto che il tono emotivo va a colpire l’emisfero destro (dove risiede la nostra parte più affettiva) mentre il contenuto logico e contenutistico viene in qualche modo “trattato” dall’emisfero sinistro. In uno scambio interpersonale, il processo di memorizzazione dà il “diritto di precedenza” a tutto ciò che ha un colore emotivo “caldo” rispetto ai contenuti più asettici tipici di una comunicazione puramente logica. Per questo motivo, più un messaggio è coinvolgente e più si imprime nella nostra memoria. La voce, dunque, ci informa di qualcosa di più rispetto a ciò che è espresso con le parole. Vale a dire che essa non è soltanto un mezzo ma comprende anche una parte del significato; la voce stessa può essere contenuto, affetto, fantasia, distacco. Ovviamente ,però, una voce attraente risulta ancora più persuasiva se veicola contenuti di qualità, cioè se attinge alla forza che viene dalla verità. Spesso parliamo di voci calde, scure, dolci fredde, taglienti, amare, dure, limpide, molli, piatte, avvolgenti attribuendo ad esse qualità non solo uditive ma anche tattili, gustative, visive come se la loro percezione coinvolgesse e avvolgesse tutti nostri sensi perché, in effetti, è questa la sensazione che ne deriva. Che cos’ha di speciale una voce persuasiva ed attraente e quali sono le sue caratteristiche? La voce per essere convincente richiede innanzitutto un respiro calmo e profondo per vibrare e, al tempo stesso, ” far vibrare” chi ascolta, in modo da farlo entrare in risonanza con noi. Il ritmo sarà non troppo lento ma nemmeno accelerato, l’intonazione variata ma non in maniera eccessiva con oscillazioni di frequenza non esageratamente ampie, il volume facilmente udibile ma non fastidioso per troppa intensità, il timbro morbido, il tono chiaro, limpido. Non c’è niente di più noioso, infatti, di una voce monotona e monocorde. Tutti noi abbiamo esperienza di persone che trattano qualunque tema o esperienza senza variare minimamente il tono di voce; anche se l’argomento può essere interessante o coinvolgente le loro parole non ci trasmettono alcuna emozione , i contenuti si appiattiscono inevitabilmente e noi veniamo assaliti da una noia mortale . Viceversa ci sono altre persone che parlano ad una velocità elevata, con una intensità troppo alta, voce acuta, stridula e un eccessivo uso dell’enfasi; anche queste, seppure per caratteristiche opposte rispetto alle prima, riescono a “tramortire” l’interlocutore dopo pochi minuti di conversazione. Alcune variazioni sistematiche nella modalità di eloquio (velocità, intensità, frequenza ecc.) esprimono diverse emozioni primarie (gioia, collera, tristezza, paura ecc) mettendo in evidenza l’esistenza di un codice paralinguistico autonomo rispetto a quello linguistico facilmente riconoscibile dall’interlocutore. Diverse ricerche su questo parametro hanno dimostrato l’estrema importanza attribuita al tono di voce come portatore di messaggio veritiero; Il ritmo, l’ intelligibilità, l’intercalare e il timbro non sono , dunque, semplici “accessori” delle parole, ma elementi fondamentali della comunicazione umana.
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