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Giovedì, 31 Luglio 2014 17:26

I bambini con ritardo del linguaggio (parte seconda)

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I bambini con ritardo del linguaggio (parte seconda) - 5.0 out of 5 based on 2 reviews
Nella prima parte di questo articolo è stata data una definizione dei bambini “late talkers” o parlatori tardivi. Fra questi una buona percentuale, entro i 36 mesi circa, recupera spontaneamente il divario linguistico rispetto ai coetanei; in questo caso si parla di bambini “late bloomers” o “sbocciatori tardivi” in quanto la loro “fioritura” linguistica avviene leggermente in ritardo rispetto a quanto atteso . I restanti late talkers (circa la metà) svilupperanno, viceversa, un vero e proprio disturbo specifico di linguaggio. I bambini con dsl (acronimo che sta per “disturbo specifico di linguaggio”) possono essere suddivisi in vari sottotipi in relazione ai deficit che investono le diverse aree e lo sviluppo dei settori linguistici (fonologia, lessico, morfo-sintassi) i quali a loro volta possono riguardare il solo versante espressivo o coinvolgere anche quello della comprensione . L’importanza di una presa in carico il più possibile tempestiva è confermata dalla ricerca degli ultimi 20 anni la quale ha messo in evidenza come i late talkers che evolvono verso un dsl costituiscono una popolazione a rischio sia per disturbi emozionali che per problemi di apprendimento scolastico oltre, ovviamente, alle difficoltà di linguaggio che, se non adeguatamente trattate, possono dar luogo a sequele anche in età avanzata. È ormai riconosciuto in modo unanime lo stretto legame fra competenze verbali e successive competenze di letto-scrittura ma, come sopra accennato, un disturbo linguistico, soprattutto se severo, determina delle importanti ripercussioni anche in ambito comportamentale ed emotivo. Un bambino con intelligenza adeguata all’età e adeguate competenze comunicative ,infatti, non può non “soffrire” delle persistenti difficoltà linguistiche; non riuscendo ad esprimersi verbalmente, o esprimendosi con un linguaggio talora difficilmente comprensibile da parte dell’ambiente, reagirà ad esse con comportamenti aggressivi, instabilità motoria, irritabilità o, all’opposto , con una chiusura comunicativa conseguente alla frustrazione di sentirsi in qualche modo tagliato fuori dalla comunità linguistica di appartenenza. La situazione si rende ulteriormente più critica se, oltre ad un difetto sul versante espressivo, il bambino mostra anche difficoltà di decodifica verbale; in questo caso, per lui , è come vivere in un paese del quale non ne comprende la lingua. Pensiamo per un attimo a quale sarebbe il nostro stato d’animo se ci trovassimo catapultati in una realtà dove le persone parlano una lingua che non comprendiamo pienamente e che non sappiamo utilizzare con la competenza richiesta. Forse noi adulti, comunicatori efficaci e navigati, saremmo in grado di trovare, non senza fatica e con un importante dispendio di energie, degli espedienti per aggirare l’ostacolo (attraverso l’uso di gesti, di espressioni mimiche, di eventuali produzioni grafiche o altro). Un bambino però, non possedendo le nostre strategie comunicative, è destinato a sperimentare in queste condizioni sentimenti di impotenza, rabbia ed inadeguatezza che finiscono inevitabilmente per “sporcare” il suo modo di relazionarsi con l’ambiente. Per i motivi sin qui elencati è importante, dunque, identificare in età precoce bambini “a rischio” al fine di una presa incarico riabilitativa la più tempestiva possibile in modo da metterlo al riparo dalle ripercussioni, non solo linguistiche, che tale disturbo comporta. Purtroppo ancora oggi, nonostante le ricerche in tale ambito le quali hanno dimostrato inconfutabilmente come una presa in carico precoce incida favorevolmente sull’evoluzione del disturbo, ci troviamo a fare i conti con un atteggiamento “attendista”; bambini con dsl spesso giungono ad una valutazione linguistica alle soglie dell’ingresso alla scuola elementare perché vige ancora una mentalità che considera il deficit linguistico qualcosa di facilmente e spontaneamente recuperabile. “Prima o poi parlano tutti” è il leitmotiv più utilizzato, in questi casi. È molto frequente la situazione nella quale i genitori, esprimendo perplessità sullo sviluppo linguistico del loro bambino e chiedendo consigli in merito, si sentano sciorinare tutta una serie di parenti, amici, conoscenti che hanno iniziato a parlare in tarda età per diventare, poi, avvocati, medici, ingegneri e scienziati di chiara fama. Le leggende metropolitane che circolano su personaggi famosi che hanno pronunciato le prime parole , per assurdo, alla soglia della maggiore età , non fanno che negare un problema sul quale, se trattato nei modi e nei tempi adeguati, si può agire inducendo un’accelerazione del ritmo di sviluppo che sarà tanto maggiore quanto minore è il disturbo linguistico, ma anche quanto più precocemente avverrà la presa in carico.
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