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Venerdì, 18 Luglio 2014 16:58

Quando le cose non vanno come sperato: i bambini con ritardo di linguaggio (parte prima)

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Fra gli 11 ed i 13 mesi, il bambino inizia a produrre le prime parole. Verso i 18 mesi si assiste ad un fenomeno che viene definito come “esplosione del vocabolario”, durante il quale il linguaggio del bambino presenta un forte incremento lessicale (il bambino, infatti, apprende dalle 4 alle 10 parole nuove al giorno) seguito dal successivo decollo delle prime competenze combinatorie; è in questa fase, infatti, che il piccolo parlatore inizia a produrre i primi enunciati dirematici (costituiti , cioè, da due elementi) quali “mamma nanna” “bimbo pappa” ecc.

Nei mesi successivi , il processo di acquisizione delle competenze linguistiche mostra una forte accelerazione; entro il terzo anno di vita, il bambino con acquisizione tipica è in grado di capire e produrre le strutture “di base” della lingua italiana. A questa età comprende anche frasi morfo-sintatticamente complesse, sa conversare, produce frasi di 3-4 parole, fa molte domande .

È questo, infatti, il periodo dei “perché?” nel quale il bambino chiede chiarimenti per ogni evento creando , a volte, imbarazzo nell’adulto il quale posto di fronte ai quesiti filosofici o estetici quali “perché si muore?” o “perché la signora ha un occhio storto?” (in presenza, ovviamente, della signora in questione) non sa come rispondere .

Alcuni bambini, tuttavia, presentano uno sviluppo linguistico in ritardo rispetto a quello atteso per l’età.

Chi sono i bambini con ritardo di linguaggio? Quali le loro caratteristiche linguistiche?

I bambini definiti “late talkers” (o parlatori tardivi) possiedono un vocabolario di meno di 50 parole ai 24 mesi e/o assenza di combinatoria a 30 mesi in assenza di deficit cognitivi, sensoriali e/o di altra natura (Rescorla 1988,1989).

È molto importante che la diagnosi venga posta su criteri di esclusione in quanto se il deficit linguistico appare secondario a difficoltà sul piano cognitivo, relazionale o sensoriale (si pensi alle conseguenze che una sordità può avere sullo sviluppo linguistico), non si può parlare di un ritardo specifico di linguaggio.

Per questo motivo, di fronte ad un bambino che non parla o lo fa con caratteristiche molto diverse rispetto ai coetanei, è necessario procedere ad una valutazione accurata delle sue competenze generali.

Come evolvono i bambini parlatori tardivi fra i 24 e i 36 mesi?

Rimangono ancora oggi dibattuti gli indici di rischio che permettono di individuare i bambini late talker che svilupperanno in seguito un disturbo linguistico vero e proprio.

Fra i più universalmente riconosciuti sono: un deficit non solo a carico del versante produttivo (il bambino parla male o non parla affatto) ma anche recettivo (il bambino fatica a comprendere i messaggi verbali dell’altro), la familiarità (bambini che hanno in famiglia zii, fratelli, nonni o genitori che hanno presentato a loro volta un ritardo di linguaggio), la tipologia del disturbo espressivo(bambini che presentano un grave ritardo di linguaggio e non una semplice immaturità).

Soprattutto nel caso di un bambino con disturbo recettivo-espressivo o con grave disturbo espressivo è necessario iniziare quanto prima (33/34 mesi) il trattamento logopedico che solitamente si consiglia di proseguire almeno fino alle soglie dell’età scolare.

Perché è importante una presa in carico così precoce?

La presa in carico riabilitativa intorno ai 36 mesi, nei casi sopra accennati, è cruciale per la diagnosi e la prognosi e può indurre un’accelerazione del ritmo di sviluppo linguistico.

In questo modo si riduce, così, il rischio di una persistenza delle difficoltà linguistiche anche al momento dell’ingresso del bambino alla scuola elementare e, conseguentemente, di difficoltà nell’apprendimento della letto-scrittura.

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