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The WineGoggles Domenica, 10 Marzo 2013 20:41

Ubriachi alle elezioni 2013

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Ubriachi alle elezioni 2013 - 5.0 out of 5 based on 2 reviews

A ridosso delle “politiche” in Italia, cari winegogglers, ho deciso di osservare questa difficile situazione con gli occhi esperti di saggio bevitore, ex idealista (o quasi), che ha sempre confidato nella sana e sincera meritocrazia.

Così come avrete potuto carpire dai miei articoli, sono uno a cui non piacciono troppo i giri di parole, la demagogia, il politichese che va di moda sempre di più tra i nostri candidati premier.

Nel vino come nella politica c'è bisogno dei fatti, perché a parole si può infiocchettare di tutto... anche l'aceto più scadente!

Nella mia breve storia di elettore ricordo la prima opportunità di esprimere il mio parere, 12 anni fa, con un misto di eccitazione, sovversivismo adolescenziale e intolleranza nei confronti di quelli che non la pensavano come me. Per anni ho pensato di votare quello che ritenevo più giusto, senza mai pentirmene, anche se i fatti mi hanno sempre portato a dire: – Non lo rivoterò mai più!

Quest'ultima affermazione è indotta soprattutto dall'atteggiamento clientelare dei politici italiani.

La delusione che è sempre cresciuta in me, sia che si perdesse o che si vincesse, avvenimento assai raro, può essere solamente paragonata al disinnamoramento o all'abbattimento dopo aver riposto le proprie fiducie in un essere umano che poi le ha disattese.

 

La macchina del tempo mi riporta a quel semi-lontano maggio 2001, con un dimissionario governo Prodi e i successivi D'Alema (bis, cioè ripassato come le bucce dell'Amarone) e Amato (Coalizione dell'Ulivo – Centro Sinistra?) che ci ha permesso, a nostre spese, di entrare nella Comunità Europea, che tutto è fuorché comunitaria: abbassare l'inflazione, privatizzare alcune aziende a carattere statale (Ferrovie della Stato e Telecom), che oltre tutto dopo son sempre andate peggio, e partecipare alla guerra in Kosovo.

In quegli anni terminavo il liceo scientifico, la Roma vinceva il suo 3° Scudetto (scusate, ma da tifoso dovevo inserire la nota), la mia conoscenza enologica era pressapoco nulla (non così quella alcolica) e iniziavo a preferire il vino ai cocktail.

Purtroppo Berlusconi si trovò davanti Rutelli “il belloccio biondo” e, come nella parodia di Corrado Guzzanti, già tutti sapevamo come sarebbe andata a finire (…ricordate degli amici!). Quella volta il mio pensiero fu controcorrente e radicale, un po' come quei produttori di Barolo, Brunello o Amarone, purtroppo sempre troppo pochi, che hanno rifiutato le barrique.

Dopo 5 anni di Forza Italia, uno dei più longevi governi, ahimè, dai tempi della nascita della Repubblica, l'Italia pensante era stufa di false promesse.

Come similitudine avrei in mente un paio di cantine toscane di proprietà non autoctona (per politica aziendale non le andrò dicendo qui… magari ve le svelo in privato), che hanno speso tantissimi soldi per dei prodotti inespressivi, tutta apparenza e poca sostanza.

 

Le elezioni del 2006 rivedono il ritorno del lambrusco e mortadella, gli unici in grado di battere l'ottavo nano; vittoria sofferta, diciamo in zona Cesarini, per il professore e per il sottoscritto che, dopo aver votato, si ritrova a Verona per il Vinitaly, culla dell’allora CDL, a rischiare un acceso confronto con il proprietario di una pizzeria sullo scrutinio delle schede elettorali. Purtroppo l'idillo della vittoria è durato solo 2 anni: più dei vini con il tappo sintetico, quasi lo stesso per i bianchi da pronta beva e un po' meno di quei rossi stramaturi, lavorati con iper-ossigenazione e acidificati con palate di tartarico.

Impulsivamente il popolo italiano ha ricerca il successore in una persona di sani principi, raffinato, sincero e liberale, così ci siam ribevuti il “Quaquaraqua” di Lombardia, che come i famosi vini dell'Oltrepò Pavese, frizzantini e ingannevoli, ci ha dato una sensazione momentanea di euforia per poi lasciarci storditi nel barato del giorno dopo, purtroppo per noi era già il 2012.

Grazie a S. Giorgio Napolitano da Napoli (un Aglianico Taurasi d'annata, che l'affinamento ha leggermente ammorbidito e reso un vino speciale di alta gamma), ci hanno imposto di allungare il rosso sangue di Dio con l'acqua liscia, infatti la pacatezza del “Professore” mi ricorda proprio questo vile atto di frode vitivinicola; ma come Lando Fiorini cantava nella “Società dei Magnaccioni” così noi nun te pagamo!

 

Quindi per queste elezioni, alle quali non potrò purtroppo partecipare, so che vi sentirete come quando in certi ristoranti vi chiedono: – Rosso, bianco o frizzante!?

– Ecco già si parte male! – pensate.

La domanda allora nasce spontanea – Avete la carta dei vini?! - e vi ritrovate a leggere quasi sempre i soliti nomi da 20 anni a questa parte.

Ad un certo punto vi cade l'occhio su un'etichetta mai provata, sapete chi c'è dietro e quindi non ve la sentite di rischiare… allora le cose son due, o la provate e la butti ad occhi chiusi o vi accontentate di una gran bella acqua oligominerale naturale. Un nome su tutti: Acqua di Nepi, un perlage puro e fine.

Per il fine settimana non dimenticativi di andare a votare come meglio credete, l'importante è partecipare; se poi pensate di andarci briachi per non capire l'odore delle puzza che state scegliendo avrete tutta la mia comprensione.

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