MdS Editore
Sabato, Novembre 18, 2017
Login Registrati

Accedi al tuo account

Nome utente
Password *
Ricordami
Ti trovi qui:Gusto The WineGoggles Enotrinacria
The WineGoggles Domenica, 17 Febbraio 2013 23:52

Enotrinacria

Scritto da 
Vota questo articolo
(0 Voti)

Dopo quasi 2 mesi di assenza dalla mia regione adottiva, inizio a sentirne la mancanza! Una mancanza giustificata dall’enorme numero di civiltà che l'hanno popolata in più di 2000 anni e che l’hanno resa un luogo così ricco di storia e tradizione. Cari lettori, è giunto il momento di raccontare la mia Sicilia!

Il mio primo incontro risale all'estate del 1989: colpo di fulmine a prima vista. L'amore è andato crescendo nel tempo, vacanza dopo vacanza, Natale dopo Natale, anche per merito dei manicaretti cucinati con precisione certosina da una nonna nata a Palermo, ma cresciuta a Roma, che ha saputo mantenere vive le tradizioni della sua isola.

Questa terra, definita durante l'impero romano “il granaio d'Italia”, negli ultimi secoli ha vissuto alti e bassi nella produzione di uve da vino. Basti pensare alla fortuna del Marsala, iniziata per mano dell'inglese John Woodhouse, fino ad arrivare a 20 anni fa, quando è iniziato l'utilizzo massiccio dei vitigni bordolesi, grazie alla consulenza di uno dei più grandi enologi italiani, Giacomo Tachis. O a tutta la zona dell'Etna, riscoperta poco più di 10 anni fa e rilanciata alla grande, dopo un oblio di più di mezzo secolo, per merito di produttori arrembanti e dei suoi vigneti centenari. Senza dimenticare, però, la produzione di mosto concentrato rettificato o di vino da taglio, inviato in autobotti nel nord Italia e in Francia per aumentarne il grado alcolico, con il successivo abbandono dei vigneti quando la richiesta è andata diminuendo a causa del riscaldamento terrestre che ha permesso concentrazioni zuccherine superiori anche alle latitudini più difficili.

Ben sapendo che la mia visione della Sicilia enologica non andrà a genio a molti, da bravo winegoggler senza peli sulla lingua, non posso esimermi dal trascriverla.

In questi ultimi 100 anni in Sicilia si è piantato a dismisura, soprattutto nella provincia di Trapani (tra le zone più vitate d'Italia), ma ultimamente si registra un cambio di tendenza. Questo avviene, per esempio, nella zona di Pachino-Noto, conosciuta ormai più per la produzione di pomodoro che per quella di Nero d'Avola, un vitigno diventato tanto famoso anni fa più per un'ottima attività di marketing che per le proprie caratteristiche intrinseche.

Nel 2008 ho avuto il mio primo contatto diretto con la produzione vitivinicola siciliana, che mi ha permesso di conoscerla molto da vicino fino a disinnamorarmene (se si eccettuano i fantastici Passiti di Pantelleria e le Malvasie di Lipari).

Naturalmente una fiamma così potente non può spegnersi di colpo e, come un innamorato non riesce a star lontano dalla propria amata, così ho ritrovato velocemente la passione perduta. A questo punto concedetemi di ringraziare proprio il Nerello Mascalese dell'Etna, e in particolare una bottiglia di Passopisciaro 2005, vino che adesso produco come enologo. Ma il vulcano più alto d'Europa, oltre ad un paesaggio mozzafiato, offre anche vitigni bianchi interessanti come il Carricante e la Minnela, quest'ultima con buone predisposizioni all'affinamento in bottiglia.

L'introduzione dei vitigni francesi, in special modo a occidente, ha permesso di creare dei gran bei prodotti, ma ha tuttavia portato alla spersonalizzazione di un territorio fortemente improntato sulle tradizioni. La realizzazione di questi vini pomposi, fatta più per i mercati anglosassoni e per i punteggi delle varie guide di settore USA, non trova molto riscontro nella gastronomia sicula.

Una nota a parte, molto generica, sulle uve a bacca bianca. Il produttore, oltre a dover lottare con il grande caldo, si trova ad affrontare il dilemma se vendemmiare anticipatamente (per mantenere una buona acidità intrinseca) oppure se aspettare uve mature ma dai pH più simili a un merlot che a un grillo. Mettiamoci anche il costo di acquisto dell'uva, talmente basso da costringere il produttore ad aumentare la resa per ettaro a scapito della qualità, e ci rendiamo conto di quanto sia difficile trovare bianchi degni di nota. Fortunatamente in alcune zone, grazie alla bravura di agronomi e di enologi, ci sono alcuni vini bianchi molto piacevoli e ben realizzati.

Per quanto riguarda i vini rossi, bisogna dare atto dell'ottimo lavoro svolto da alcuni produttori nella zona del Cerasuolo di Vittoria (1° DOCG Siciliana), dove il Nero d'Avola trova un ottimo compagno di viaggi conterraneo, il Frappato, vitigno dai sentori di frutti rossi, mirtilli e ribes.

Certamente la Sicilia è anche tanto altro, fra vitigni, prodotti, opere d'arte, reperti archeologici, litorali, gole, mare, sole… ce n'è davvero per tutti i gusti, non a caso è la regione più grande d'Italia.

In questo breve elenco cercherò di indicare alcuni dei luoghi più belli da me visitati, fin dall'infanzia, e i relativi vini da provare secondo la mia modesta conoscenza.

  • Appena traghettati a Messina, consiglio di mangiare il primo arancino, per immergersi subito con tutti i sensi nell’atmosfera siciliana, e acquistare per il pranzo il pane cunzato sulla vecchia strada che porta da Catania a Siracusa. Ovviamente la tappa intermedia è Taormina, dove ci possiamo concedere un primo bagno nelle acque ioniche.

Per i vini consiglio di orientarsi sui bianchi della Cantina di Milazzo e sui rossi etnei, eleganti come quelli di Tenuta di Fessina o più veraci e strutturati come per l'Azienda Graci.

  • Catania è una stupenda città universitaria da visitare a piedi. Il suo meglio lo dà di notte: non per niente è definita la Milano del Sud. Consigliatissima la carne di cavallo nei pressi di Castel Ursino o, per chi ama i posti veraci, in Via Plebiscito famosa per le grigliate sulla strada.

Da provare, in avvicinamento all'estrema punta orientale della Trinacria, sono i vini dell'azienda Marabino facilmente reperibili.

  • Giunti a Siracusa non possiamo perderci le meraviglie delle rovine greche e dell’incantata Ortigia. Seduti a un bar del lungomare, vicini alla Fonte Aretusa, possiamo soddisfare le papille gustative con una bella granita di mandorle o, per i più golosi, una cassatina (Minna di S. Agata) abbinata a un Moscato di Noto. 

  • Lasciando Siracusa, in direzione sud, ci concediamo più di un giro tra le città barocche, le favolose spiagge della riserva naturale di Vendicari, l'isola di Portopalo di Capo Passero e quella delle Correnti (raggiungibili agiatamente a nuoto o con un pattìno), per passare poi la serata nell'incantevole piazzetta di Marzamemi, dove potremmo berci un buon gin tonic e ballare fino a tarda notte.

A chi preferisce sempre e comunque il vino, consiglio di assaggiare i Cru dell'azienda Gulfi coltivati in zona Pachino.

  • Dopo esserci ripresi dalla notte brava, ci dirigiamo verso Ragusa Ibla, vero e proprio presepe barocco che non può non incantarci con le sue viuzze e la sua atmosfera accogliente. Qui, in piazza Duomo, possiamo degustare diversi gelati fatti con il vino e acquistare qualche buona bottiglia che ci accompagnerà verso il lato occidentale dell’isola.

Se abbiamo deciso di non fermarci nelle cantine della piana di Vittoria consiglio di orientarci sui Cerasuoli e sui vari blend a base di Nero d'Avola e vitigni bordolesi. Tra questi il Piji di Poggio di Bortolone per me è stata una piacevole sorpresa. Non scordiamoci che questa cittadina ospita alcuni dei migliori ristoranti della Sicilia, quindi buon appetito!

  • Sulla strada che porta ad Agrigento e all’impressionante Valle dei Templi bisogna obbligatoriamente fare una deviazione verso l'entroterra, fino a Piazza Armerina, per poter ammirare l'affascinante villa romana del Casale. I suoi mosaici da bambino mi lasciavano sbigottito, la fantasia tornava indietro nel tempo, immaginando patrizi romani divertirsi per le ampie sale della casa tra baccanali e bagni in piscina. Anche qui troviamo un eccellente ristorante, l'Al Fogher, che ha un'interessante carta dei vini dalla quale poter scegliere.

  • Una volta visitato il primo sito UNESCO della Sicilia (1997), la vecchia Girgenti non offre molto. Sarà meglio orientarci verso la costa, precisamente alla Scalinata dei Turchi, parete rocciosa di calcare e argilla che rende il mare bianco come quello delle spiagge bianche di Vada. Qui potremmo divertirci con tuffi e fangoterapia.

La provincia ospita la grande cantina sociale Settesoli che realizza, tra i tanti prodotti, un Fiano di Avellino (Linea Mandrarossa) con un buon rapporto qualità -prezzo.

  • A Marsala un winegoggler che si rispetti non può perdersi le storiche cantine sul porto e il museo enologico. Agli appassionati di storia greca c'è da ricordare una tappa a Segesta e Selinunte, prima di giungere presso le saline di Mozia, al tramonto, momento perfetto della giornata per ammirare le ingegnose vasche per ricavare il sale e i mulini a vento che ci faran sentire un po' come Don Chisciotte della Mancia. Per cena possiamo mangiare un ottimo cous cous Trapanese abbinato a un Nozze d'Oro di Tasca di Almerita, magari sul lungomare di San Vito Lo Capo, e come dessert il famoso cannolo siciliano abbinato a un Marsala Fino.

  • Dopo un’intera giornata di mare nella Riserva dello Zingaro, ci dirigiamo verso Palermo, per cenare in località Sferracavallo a mangiar ricci. Sulla strada incontreremo il monumento commemorativo della strage di Capaci e, poco prima, l'aeroporto Falcone-Borsellino. Ai più facoltosi consiglio di prendere un aereo in direzione Pantelleria e del suo Passito.

  • Il capoluogo di provincia ha un fascino senza uguali, capitale del Regno di Sicilia, deve la sua bellezza al succedersi di grandi dinastie europee come gli Svevi, gli Angioini e gli Aragonesi. Purtroppo della stupenda città di una volta è rimasto ben poco, soprattutto a causa delle speculazione edilizia del dopoguerra. L'anima di Palermo può ancora essere vissuta attraverso gli storici mercati rionali come La Vucciria e Ballarò. Da non perder le famose sarde a beccafico, piatto irripetibile con il quale sono cresciuto, da abbinare a un Catalina della Tenuta Gatti, blend di inzolia e grillo.

  • Ormai la vacanza volge al termine, carichi di alcol e chili in più ci dirigiamo verso la bellissima Cefalù. Per chi ha deciso di spendere ancora qualche giorno è d'obbligo un giro nell'entroterra presso il parco delle Madonie a comprare i dolci di “manna”.

Per salutare, un consiglio è d’obbligo: “Sita' mbriacari mbriacati di vinu bono”!

Letto 4486 volte