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The WineGoggles Mercoledì, 23 Luglio 2014 15:41

Quelli che ben bevono

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Quelli che ben bevono - 5.0 out of 5 based on 1 review
Estate sì, estate no, estate uggiosa. Cari i miei winegoggler, dopo un'ingiustificata assenza dall'etere, eccomi nuovamente di fronte a un nuovo argomento degno di un articolo su questo blog. Ormai è da tempo che penso a quella variegata moltitudine di persone che ruota intorno al vino, in particolare gli appassionati eno-degustatori dilettanti, i sommelier, i giornalisti enogastronomici, gli enologi, i produttori etc etc. Su alcune di queste categorie, in qualche mio precedente articolo, ho fatto accenni, ma mai ho tentato di delinearne l'immagine dettagliata che permetterà loro di raffigurarsi, nel caso lo vogliano. Se fate parte delle categorie, e magari siete pure permalosi e suscettibili, sconsiglio di proseguire la lettura! • Tra gli appassionati dilettanti bevitori possiamo distinguere due macro-gruppi: ◦ la prima composta dagli snob del vino, persone con i soldi o quasi, che, per condizione sociale, bevono principalmente l'etichetta, tanto la colla riescono a digerirla meglio del Tavernello. Si riempiono la bocca di grandi nomi di Champagne, tagli bordolesi toscani e francesi, ma non saprebbero distinguere un merlot da un cabernet sauvignon (però la Coccoina dal Vinavil, quello sì). ◦ La seconda invece riguarda i veri appassionati che, senza una base tecnico-scientifica, bevono seguendo i consigli delle riviste di settore o dei sommelier, senza usare il libero arbitrio che tutti gli esseri umani dovrebbero avere. Sicuramente, rispetto al primo gruppo, per loro c'è una più vasta selezione di vini in portafoglio e la salvezza dietro l'angolo. Tra i veri appassionati poi si distinguono tante piccole sottocategorie, con diverse sfaccettature, che non è per me possibile sviscerare in così poche righe e tempo. • Va detto che, quando parlo di sommelier, parlo dei professionisti e non di chi, come me, si è preso il titolo e poi ha deciso di fare altro nella vita (anche se non è proprio vero). Come sugli alberi, anche nel gruppo dei sommelier c'è un ramo più vigoroso e uno tendente al secco. Il primo aiuta il mondo del vino comunicandolo con passione; il secondo, invece, è caratterizzato dalla “faziosità”… qui poi potrebbe partire la diatriba, come avviene per gli arbitri di calcio, tra sudditanza psicologica e malafede, io preferisco pensare che sia la prima. Mi riferisco alle tante simil-marchette che vengono fatte di volta in volta alle solite aziende di grido o con i soldi. Di certo i sommelier sono quelli che bevono meglio fra tutte le categorie qui citate, pronti a sperimentare, giudicare e trasmettere. I migliori degustano alla cieca, cioè con bottiglia fasciata, per non farsi influenzare dall'etichetta, in fondo siamo tutti esseri umani. • Tra i giornalisti, così come per la categoria precedente, ci sono conoscitori e non delle materie eno-vitivinicole. Ammetto che sia dura accettare il fatto ci siano quelli poco competenti, ma mentre per i sommelier posso anche passarci sopra, per i giornalisti no, perché dovrebbero essere giornalisti specializzati: coloro che scrivono e si occupano specificamente di un unico settore fornendo un particolare contributo all'informazione. Di solito bevono grazie ai vini mandati alle guide o ai giornali, quindi di rado li pagano; sinceramente ancora sto tentando di capire su che base vengono selezionati i panel di degustazione, però il mio motto resta sempre lo stesso: non ti curar di loro, ma guarda e passa. • Gli enologi, di cui in parte faccio parte al 50%, sono quelli che forse bevono peggio fra tutte le categorie qui elencate, anche perché si ritrovano ad assaggiare di continuo i diversi stadi della filiera produttiva prima che il mosto diventi vino. Fra questi c'è chi è realmente appassionato e cerca, tramite l'aiuto delle categorie descritte sopra, di confrontare il proprio lavoro con il mondo esterno; e chi invece preferisce rimanere nella propria nicchia, su prodotti locali, senza sapere che, in un mercato globalizzato, il merlot siciliano deve confrontarsi con quello della Nuova Zelanda per qualità e prezzi. Va sottolineato che fortunatamente le nuove leve hanno tutte una smisurata smania di bere bene. • I produttori, dove è posizionata la metà di me stesso più stressata, spesso non hanno il tempo o la voglia di bere vino che non sia il loro. Per questo gruppo valgono le stesse considerazioni fatte prima, con la differenza che un produttore di sani principi dovrebbe sempre fare il vino che più gli piace, mentre un tecnico-enologo deve fare quello che gli viene chiesto e garantire un prodotto qualitativamente buono e stabile. Come avrete capito sono di parte ma, tutto sommato, la mia è solo invidia per le categorie di cui un tempo facevo parte e ora non più. Non mi sento migliore di nessuno, ma penso che prima di poter parlare o scrivere di vino, così come per ogni altro argomento, bisognerebbe avere un'idea di quello che significa fare viticoltura al giorno d'oggi.
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