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Il cacciatore di birra

Mercoledì, 24 Giugno 2015 17:04

Ecco Demetra!

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Fa sempre piacere quando un artigiano, un agricoltore in questo caso, sceglie con caparbietà la via della fedeltà alla propria terra.

Non solo perché contro ogni probabilità e tortura burocratica ancora ci vive e ci lavora con la propria piccola azienda, ma anche per la volontà di investire costantemente nelle materie prime locali, ma così locali che di più proprio non si può.

È il caso di Fabrizio Dirado, quarantenne di Lavoria, in provincia di Pisa, che da alcuni anni si dedica alla professione di Birraio agricolo. Cosa significa?

È presto detto: Fabrizio possiede un’azienda agricola con cui coltiva le meterie prime per fare la sua birra artigianale toscana: si tratta dell’Opificio Birrario.

Naturalmente non tutte le sue etichette sono 100% a km0, almeno per adesso. Le ragioni sono tante e complesse: dai costi fino alla difficoltà oggettiva di coltivare in pochi ettari (e praticamente da solo!) cereali e luppoli di ottima qualità in quantità sufficiente per ottenere un numero di bottiglie e fusti adatti al mercato di settore.

Ma qualcosa in casa Dirado decisamente si muove. Ad oggi infatti l’Opificio Birrario coltiva già nei propri campi percentuali rilevanti di cereali da birra (la legge impone che, per essere agricolo, un birrificio deve autoprodurre almeno il 51% degli ingredienti che usa) e due anni fa ha avviato un piccolo ma suggestivo luppoleto dove sono piantate le principali varietà utilizzate dal Birraio.

Prendiamo ad esempio la sua Dunkel Weizen, "lOdiosa", brassata con una base di malto Pale interamente autoprodotto e mixato con altri malti.

Per inciso, se il nome vi incuriosisce, sappiate che quasi tutte le birre di Fabrizio prendono il nome da specie di Civette, uccello notturno da lui molto amato e mascotte del Birrificio. Si organizzano anche tour notturni di bird watching!    

Tornando alla birra, il 2015 è stato l’anno di una prima svolta significativa, cui ne seguiranno altre, ma ne riparleremo.

Da pochissimi giorni, infatti, l’Opificio Birrario ha lanciato la sua prima referenza interamente realizzata con malti e luppoli prodotti in azienda. Davvero un bel traguardo, non c'è che dire.

Si tratta di una "saison" biondo dorata, da malti Pale e Pilsner, luppolo da amaro Perle e da aroma Cascade aggiunti a fuoco spento in dry hopping. Come lievito la scelta è ricaduta su uno tra i più neutri per esaltare (appunto…) malti e luppoli.

Da un punto di vista organolettico, la birra non è affatto estrema: Fabrizio non è quello che si può definire un amante sfegatato delle "mode amare" di questi anni nel mondo birrario. Punta piuttosto su note agrumate e floreali al naso e sentori di miele in bocca, con amaro contenuto.

Ma ancora non vi ho detto come si chiama??? Che sbadato! Diamo il benvenuto a "Demetra la Bionda".

Per chi non lo sapesse, Demetra in epoca classica era la Dea delle messi e della fertilità, simbolo femminile di luce e terra. Per questo il Birrificio ha scelto di dedicare a lei questa nuova birra. Un modo evocativo e immediato per sottolineare artigianalità e legame profondo del prodotto con il territorio e con le mani degli agricoltori/artigiani.

Demetra è una birra stagionale, prodotta in un migliaio scarso di bottiglie, per cui se volete provarla è bene che non perdiate tempo.

Il primo contatto al pubblico sarà in occasione della presentazione ufficiale fissata per il 26 giugno, alle 19:00 presso il Rifocillo (ristoro del Caseificio della Famiglia Busti ad Acciaiolo, in Via Marconi). 

Altre info sull’Opificio Birrario su: www.opificiobirrario.it  o sulla pagina Facebook.

Di Renato Nesi

 

 

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