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Il cacciatore di birra

Sabato, 13 Settembre 2014 12:42

Viaggio in Bretagna - Parte Prima

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La birra, le pietre, le onde

C’è una Bretagna diversa. E già la faccio difficile, dato che non è affatto scontato che tutti conoscano quella “normale”. Quindi riavvolgiamo il nastro e ripartiamo.

La Bretagna è la regione nord occidentale più ad ovest della Francia, quella che a nord è bagnata dalla Manica e a sud si tuffa nell’Oceano Atlantico. Celebre per i suoi moti indipendentisti dal Giglio reale di Parigi e votata alla vita dura dei campi e del mare. Pesca, agricoltura (grano saraceno, legumi, cipolle, frumento), pastorizia, attività lattiero-casearia, artigianato e turismo le principali voci di bilancio. Galettes de Bleu Noir (cioè grano saraceno) ripiene di ogni cosa, l’onnipresente burro salato o demi-sel, il sidro di mele e di pere, i magnifici crostacei, le ostriche, i mules e il pesce d’altura come pure di fiume, rappresentano gli ingredienti base della gastronomia locale assieme a pollame e bovini di alta qualità, soprattutto per gli allevamenti biologici a terra, qui molto diffusi.

Ma non molti sanno che dalla fine degli anni novanta del secolo scorso la Bretagna è anche terra di birra artigianale. Per carità, nei territori di cultura celtica la birra non è mai mancata, ma di recente è arrivata anche quassù la rinascita del movimento birrario che 18 anni fa sbarcò anche in Italia e che oggi ci fa contare quasi cinquanta piccoli produttori che sfornano etichette di assoluto valore. Le birre bretoni sono poco conosciute dalle nostre parti, sia per la difficoltà di reperimento sia per i piccoli quantitativi prodotti, ma vale la pena saperne qualcosa di più e per questo vi propongo un itinerario alla scoperta di… una Bretagna diversa: di birra, di fari e borghi incantati sospesi nel tempo.

Siete pronti? Bene, si parte. Il nostro viaggio inizia a Vitré, piccola cittadina medievale che conserva viuzze strette colorate da molte case a graticcio che si affacciano sugli acciottolati dando quasi l’impressione di cadere giù da un momento all’altro. Nel centro storico un magnifico maniero del XIV secolo (rimaneggiato fino all’Ottocento) troneggia su una piazza sovente animata da feste e concerti (occhio agli orari: qui si suona nel pomeriggio, non a notte fonda come da noi! Se volete godervi un bel live di musica folk ricordate che alle 19:30 è tutto finito!). Molti gli indirizzi validi per una cenetta, tra cui consiglio Le Chêne vert, cibo bio, o la Crêperie Re’Vad, buone crepes e galettes accompagnate da sidro di mele servito nei caratteristici buole, una specie di tazze in ceramica utilizzate al posto dei bicchieri. Nei pressi di Vitré di trova anche un piccolo birrificio che però stranamente rifornisce pochissimi ristoranti, quindi per una volta rinunciamo alla birra e tuffiamoci in una caraffa di sidro brut, volendo anche in versione rosé. Per i viaggiatori più chic ci sono la Table d’Oscar o (a dispetto del nome) Le Pieds sous la table. Numerose anche le opzioni per la notte: molto carino Le minihotel (doppia dai 50 ai 70 euro) in pieno centro, altrimenti potete scegliere il circuito delle chambre d’hôtes, equivalente dei nostri agriturismi o B&B di campagna. Per risparmiare al massimo invece ostelli o le catene tipo Ibis, Formula Une, et similia, dove si dorme con 40 euro in due, in sistemazioni un po’ asettiche e spartane ma pulite. Questi sono consigli che valgono un po’ dappertutto in Francia, con l’aggiunta di un efficiente servizio offerto dagli Uffici del Turismo per ricercare e prenotare alloggi.

Detto ciò, da Vitré ci spostiamo verso la costa nord, facendo tappa al possente castello di Fougères e al borgo romantico di Combourg, senza dimenticare una sosta a Dol de Bretagne, celebre per la sua imponente e maestosa cattedrale gotica. Se avete voglia di fare due passi potete arrampicarvi anche sul vicino Mont’Dol, una collinetta da cui si gode un ottimo panorama sulla valle. Ma il pezzo forte arriva adesso: bastano venti minuti infatti per raggiungere la paludosa e inospitale costa di confine tra Bretagna e Normandia dove sorge l’incredibile cittadella monastica di Mont Saint Michel, circondata da maree impressionanti e sabbie mobili. Il complesso fu fondato nel 966 dai Conti di Rouen su un sito dove i cristiani pregavano già dal V secolo e che prima era votato al culto druidico di Beleno, dio celtico del Sole. L’Abbazia benedettina è votata al culto di san Michele e rientra nel mitico cammino che dal Regno Unito porta fino a Roma, in un susseguirsi di monasteri collegati da un filo spirituale di sicuro fascino. Un consiglio: godetevi la bellissima visita, pagate gli 8 euro del biglietto, i 12 euro del parcheggio, ma tenetevi lontani da bar, ristoranti e negozi di souvenir, potreste essere rapinati in modo ignobile. Un gelatino potrebbe costarvi anche 7-9 euro! Ma bando alle ciance. Una volta terminata la visita (contate 3-4 ore) cosa c’è di meglio di un pasto ristoratore in riva al mare? Bene, allora dirigetevi verso il delizioso abitato di Cancale, patria universalmente riconosciuta delle ostriche belon. Una volta tanto qui per mangiare non c’è che l’imbarazzo della scelta, i ristoranti situati al porticciolo sono tutti o quasi di buon livello: da parte mia vi propongo Le Troquet, L’Huitriere e la Cabane de Breizh Café. Ma prima di sedervi e gustare una meravigliosa zuppa di pesce o un monumentale assiette di frutti di mare, concedetevi un aperitivo a base di ostriche al limone aperte davanti a voi e accompagnate da un bicchiere di Muscadet (unico vino prodotto in Bretagna) o dalle birre artigianali de la Brasserie Lancelot (all’anagrafe Brasserie de Bretagne). Questo storico birrificio produce molte etichette come la Duchesse Anna, una triple da 7,5° morbida e fruttata, la Telenn Du, una stout da 4,5° di ottima beva a base di grano saraceno, la Bonnet Rouge, una Red Ale di buon corpo (5°), La Blanche Hermine, una bianca in stile belga niente male (4,8°) e molte altre.

Da Cancale si prosegue verso due cittadine medievali a dir poco bellissime: St. Malo e Dinan, prendetevi una giornata buona per la visita, ne vale la pena. Tra l’altro proprio a Dinan si trova una caratteristica via (Rou de la Carbonniere) piena zeppa di pub e bistrot davvero niente male, dove bersi un’ottima Coreff, birra in stile anglosassone (Golden Ale, Strong e Stout) prodotta a Morlaix nel birrificio omonimo dal 1999, ascoltando musica live fin dal pomeriggio. Per la cena gli indirizzi validi non mancano, nel corso della mia ultima visita ho apprezzato la cucina de L’Atelier Gourmand, bel ristorantino affacciato sul porto, posto al termine di un lungo fiordo, che si raggiunge percorrendo una ripida stradina in discesa fiancheggiata da belle case a graticcio.

Abbandoniamo per un poco i centri abitati e tuffiamoci ora nella natura selvaggia della Costa dell’Erica, che dal promontorio di St. malo conduce fino al suggestivo Fort-la-Latte, un castello di granito rosa a picco sulla Manica, e successivamente a Cap Fréhel, promontorio a picco sul mare dove troneggia un gigantesco faro. Panorama superbo tra onde alte e venti indomabili.

Da qui, basta un’ora di auto per raggiungere l’elegante e sorniona cittadina di Tréguier, bellissima con la sua cattedrale gotica e il centro medievale perfettamente conservato. Fermatevi per una notte in una chambre d’hôtes, ce ne sono molte, e concedetevi una cena a base di pesce appena pescato alla Poissonerie. Si tratta di un simpatico e originale localino a due passi dalla Cattedrale dove di giorno si vende il pesce in perfetto stile pescheria, mentre le sera si serve lo stesso pescato cucinato al vapore o arrosto, assieme a una deliziosa soupe du poisson in due piccole salette ai piani superiori. Nei pressi di Téeguier si trova un altro birrificio di valore, La Brasserie du Tregor, i cui prodotti di punta sono la St. Erwan, belgian triple da 7°, la Dremwell, interessante strong ale e varie saison. Se avete tempo fermatevi un paio di giorni in zona e approfittate della vicina Ile-de-Bréhat per una corroborante giornata di trekking in questo piccolo paradiso dal clima mite. Bastano trenta minuti di catamarano dal centro di Paimpol. Già che ci siete fate un salto all’ Abbazia di Beauport, suggestivo complesso parzialmente in rovina (ingresso 6,00 €). Volendo cenare a Paimpol, la Vieux Tour resta un ottimo indirizzo a prezzi abbordabili, soprattutto se optate per i menu degustazione. In linea di massima considerate che in molti ristoranti e bistrot, anche di alto livello, sono previste formule molto convenienti a pranzo, quindi valutate.

Vi innamorerete di questi luoghi, ma il viaggio deve continuare! Così, tra spiagge infinite, ridenti località balneari e borghi in stile belle époque, attraversiamo la Costa di Granito Rosa puntiamo sempre più a nord. Siamo in zone di fari, flutti e leggende, ogni sosta porta con sé storie e regala scorci da capogiro fino alla penisola che si conclude con Roscoff. Porto strategico da secoli e patria di una celebre varietà di cipolla rossa. Da qui si continua per le stradine che si snodano lungo il litorale e dopo alcune ore si raggiunge il porticciolo di Le Conquet, nuova tappa che merita più di una notte. In base alla stagione potrete perfino fare un bagno nell’oceano! Già perché ormai il nostro cammino ci ha portato in quella terra di confine, il dipartimento del Finisterre, dove le acque della Manica si fondono con l’Atlantico e tutto assume un gusto diverso, la vita si indurisce negli sguardi dei marinai e le temperature si abbassano. Troverete coste frastagliate e fari costruiti tra le rovine di chiese millenarie, come quello di Pointe St. Mathieu. Ma non è tutto. Da Le Conquet partono i “traghetti” per Molène e soprattutto per la selvaggia Ile d’Ouessant, la più impervia e occidentale delle isole francesi.

Se il meteo lo consente con circa tre ore di navigazione potrete raggiungerla e… non ve ne pentirete. Promontori vertiginosi, torbiere, fari che sfidano tempeste mistiche, foche che si rotolano in mezzo alle pecore che pascolano nei pressi del bagnasciuga… sono solo alcuni degli spettacoli che vi attendono. E naturalmente non può mancare un aneddoto birrario! A Ouessant infatti è nata l’idea, una decina di anni orsono, di produrre birra con la prima risorsa locale. Il pesce, direte voi? Qui è famosa la pesca al branzino. Niente affatto: le alghe! Cibo e sostentamento per molte generazioni di isolani, spesso tagliati fuori dalla terra ferma per settimane nei rigidi inverni in una specie di “mondo alla fine del mondo”, come direbbe Sepúlveda. Nasce così la prima “Bière aux algues” targata Tonnerre de Brest, una gustosa Golden Ale da 5° che si abbina perfettamente con le galettes (che nel nord della Bretagna sono per tradizione più spesse e farinose), con i frutti di mare o con i formaggi freschi. Di ritorno dall’isola, stanchi e magari un po’ sballottati dalle onde, fermatevi a cena sul lungomare e godetevi il tramonto.

C’è un senso di confine che ti prende in certi luoghi. Un’idea imprecisa di attesa che rinnova il modo di vivere i colori. In qualche modo vale la pena attendere la fine di un giorno, qui, dove la terra si ferma davvero e si devono fare i conti col prima e il dopo. 

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