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Il cacciatore di birra

Domenica, 08 Settembre 2013 13:40

Una birra con Chanel

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Una birra con Chanel - 5.0 out of 5 based on 3 reviews

Secondo voi Lucrezia Borgia era astemia? E la filosofa Ipazia lo sapeva che nell'antico Egitto la birra era una bevanda quasi sacra? Chissà...

Ho voluto provare a immaginarmi quale stile birrario potesse piacere e rappresentare sette donne simbolo della storia, dall'antichità ai giorni nostri. Sette donne importanti e geniali per coraggio, conoscenza, impegno e vizi. O semplicemente donne mito, parte integrante cioè del nostro immaginario collettivo.

Questo perchè sono convinto da sempre che la Birra sia una bevanda femminile. Nel senso che racchiude in sé concetti antichi, ancestrali, come la fertilità, il legame con la terra, il mistero e la cura materna. E anche nel senso che in molte civiltà il ruolo delle donne nella preparazione, nella benedizione o nella vendita della birra è stato prezioso.

Dunque proviamo a incamminarci lungo una via che attraversa secoli e ragioni, passioni e vita vera. Insomma un viaggio nel senso proprio del termine che nasce dalla fantasia ma a ben vedere racconta la storia... di molti. E siccome parliamo di birra, si comincia con un brindisi: SALUTE!

La prima donna di cui voglio parlarvi è probabilmente la mia attrice preferita, non nel senso che sia la più brava, ma è forse quella che esercita su questo piccolo scrittore il fascino più grande. Sto parlando di Audrey Hepburn (il cui vero nome era Audrey Kathleen Ruston ), indimenticabile protagonista di pellicole come Colazione da Tiffany e My Fair Lady. Secondo me la sua birra è una solare, spumeggiante Golden Ale. Semplice ad un primo contatto, ma potenzialmente complessa e sempre suggestiva, perchè è una di quelle birre nate per soddisfare un bisogno sociale. Non spaventa e non impegna, ma grazie a lei nascono amori e fioriscono idee, per grandi passioni o una rinnovata amicizia.

E dopo il cinema la scienza, con una donna che ho avuto la fortuna di conoscere anni fa. Margherita Hack. Persona sanguigna e forte, visionaria e geniale. Spigolosa e generosa... insonna la sua birra è una Geuze, figlia del fiume e degli inverni rigidi del Belgio. Libera e persa nelle stelle. Coerente e sempre nuova perché, questo a ben vedere le accomuna, non puoi controllarla. La Geuze fermenta spontaneamente come una mente salda e libera percorre i sentieri delle idee senza compromessi e senza pretesa di bellezza. Quella sta nelle cose, non nella forma esteriore che il tempo concede.

Simbolo e mistero si fondono invece in una donna il cui nome evoca ancora emozioni contrastanti, antinomie lontane. Lucrezia Borgia. Lo stile birrario che meglio la racconta è la Kriek. Di tradizione belga, è suadente e difficile, copiata e snaturata ai giorni nostri, nasceva da una lambic cui si aggiungevano ciliegie a maturare in botte. Un processo lento e affascinante che porta dolcezza ma cela l'acido e l'amaro, come il fuoco vivo sotto la cenere.

Che dire poi di un personaggio come Emily Brontë. Scrittrice e poetessa fiorita una volta sola come le rose. Pubblicò infatti un solo romanzo e morì ragazza ad appena trent'anni. Effervescente e "pulita"; io me la immagino giovane a prescindere dal tempo troppo veloce. La sua birra è una Bitter del sud dell'Inghilterra. Ma potrebbe essere anche una Old Ale per uno strano intrigante contrasto, da bere magari davanti al fuoco nelle notti cattive, sulle sue Cime Tempestose (Wuthering Heights). Parlando "d'amore, di morte e d'altre sciocchezze", come solo i poeti e i sognatori hanno diritto di fare.

La prossima donna potrebbe sembrare a qualcuno una scelta in tono minore, di fronte a scienza ed arte, bellezza e mistero. E invece no. Coco Chanel (il vero nome era Gabrielle Bonheur Chanel ) a modo suo ha cambiato le abitudini e le pratiche nella moda di una generazione. È partita da un orfanatrofio e ha conquistato il suo Olimpo personale. Ha rivoluzionato il concetto di femminilità. E quindi ha condizionato la nostra vita.... dico nostra, nel senso maschile del termine. Già perché devo ancora conoscere un uomo che non abbia vissuto almeno una squisita discussione che avesse come origine ancestrale il diritto ad essere donna anche nel vestire. Ed io benedico la sorte di averne vissute diverse. E ringrazio la donna che per prima ha scritto: « Fino a quel momento avevamo vestito donne inutili, oziose, donne a cui le cameriere dovevano infilare le maniche; invece, avevo ormai una clientela di donne attive; una donna attiva ha bisogno di sentirsi a suo agio nel proprio vestito. Bisogna potersi rimboccare le maniche.» (Coco Chanel, Storia illustrata della moda e del costume,).

Il suo stile sono le birre spumantizzate, quelle preziose ed eleganti. Complesse da produrre e stupefacenti a cena. Birre uniche che custodiscono consapevolezza e serenità.

Doti simili a quelle di un'altra protagonista involontaria dell'ultimo decennio: Íngrid Betancourt. Politica della sinistra colombiana, fondatrice del "Partido Verde Oxígeno", che dal 2002 al 2008 ha conosciuto la prigionia. Rapita dai guerriglieri e sopravvissuta per oltre sei anni nella giungla senza smettere di sperare. Senza perdere la fiducia. Alla fine è stata liberata ed ha dichiarato di non aspettarsi nulla, solo di essere lieta di aver conservato la vita. Ha scritto un libro, "Non c'è silenzio che non abbia fine” in cui racconta con cruda, intensa lucidità gli anni della sua segregazione. Una donna forte che non ha vinto, ma non per questo si è arresa, perché sa di non aver perduto. La sua birra è una Porter! Ne sono sicuro.

E infine vi porto il nome di una donna immensa, una filosofa che non ha mai smesso di parlare e difendere le proprie idee. La cui voce ha scaldato le menti del suo tempo e dato vigore alla storia. I suoi studi dimostrano il senso stesso della libertà e della perseveranza. Non si è mai arresa alla morale corrente, ne ha preso per buone le verità di cartone. Per questo è stata uccisa dalla sua stessa gente, lapidata e torturata perché l'ignoranza produce paura ed il silenzio è uguale a morte. Eppure ancora oggi, duemila anni dopo qui io parlo di Ipazia. La sua birra è una antica ricetta di Abbazia, nata dallo studio e dalla pazienza, con le radici piantate in terra e i sensi tesi verso l'infinito.

Ipazia ha vissuto, per dirla con Kant, “con il cielo stellato sopra di sé e la legge morale dentro di sé”. Una di quelle vite da custodire, perché dimostrano oltre ogni schiaffo del giorno, che c'è sempre speranza.

RENATO NESI 

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