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Zampa che ti passa! Sabato, 17 Settembre 2016 10:40

“Lasciare il cane da solo in giardino da oggi è un reato”: approfondiamo

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Detta così sembra una cosa che desta allarme e, diciamocelo, anche qualche perplessità. Ma non è che i giudici sono impazziti, condannando con la sentenza n. 36866/2016 un certo signore a pagare ben duemila euro di multa per il reato previsto dall’art. 727 (si tratta del reato di abbandono per intenderci) del codice penale. Il “pover’uomo”, infatti, è stato accusato di aver inflitto gravi sofferenze al suo cane, un pastore tedesco che passava intere giornate, secondo i testimoni, da solo, “in luogo distante dalla propria abitazione, quindi, con poche occasioni di stare in sua compagnia e in condizioni di salute precarie e sicuramente produttive di sofferenza fisica per l’animale, non curandosi adeguatamente dello stesso, tanto da non essersi nemmeno accorto della sua situazione fisica”.

Ecco allora che lo scenario si fa un po’ più chiaro. Certo leggendo titoli tipo “lasciare il cane da solo in giardino da oggi è un reato” può dare luogo a un fraintendimento di non poco conto. I titoli son titoli, per carità, devono colpire, ma è anche opportuno, per il bene stesso dei nostri amati quattrozampe, circostanziare le affermazioni e fornire i dettagli necessari a rendere chiara la situazione. Il cane di cui si parla quindi, non è che veniva semplicemente “lasciato in giardino per qualche ora”, non so magari mentre il suo proprietario andava a lavorare, pessima abitudine, lo condivido pienamente, ma purtroppo necessaria per la maggior parte degli umani che peraltro desiderino pagare il mutuo, o l’affitto per quel giardino cui sarà annessa una casa e così via. Di più: sarebbe preferibile assai poter trascorre l’intera giornata a passeggiare con il nostro amato cane oppure anche poterlo portare presso il luogo in cui si lavora e godere della sua compagnia per tutto il giorno, ma questo, almeno per la maggior parte delle persone, non è possibile. E ci dobbiamo allora risolvere a lasciare il nostro amico in giardino – per chi lo possiede – nel tempo in cui siamo assenti, salvo correre a casa prima possibile ogni giorno per ritagliarsi il tempo di una bella passeggiata. Naturalmente poi il cane, in quanto membro della famiglia a tutti gli effetti, viene incluso all’interno delle dinamiche della stessa, accolto in casa a godere di un morbido cuscino vicino ai suoi familiari oppure, e qualcuno storcerà il naso, accomodandosi sul divano o sul letto con aria più o meno dignitosa ma senz’altro parecchio soddisfatta, nonché partecipando e seguendo il suo branco in tutte le occasioni e posti in cui si muove (e ormai sono sempre di più per fortuna quelli che prevedono libero accesso ai cani).

No, non si è trattato di questo, state, stiamo, tutti tranquilli.

La situazione oggetto della severa (ma giustissima) sentenza era di tutt’altro tipo.  I giudici hanno affermato chiaramente che “quel che si rimprovera al proprietario del pastore tedesco è l’omessa prestazione di cura e assistenza, dovuta a un comportamento di trascuratezza colposa”. Ci si riferisce inoltre alle condizioni igienico-sanitarie in cui era tenuto lo sfortunato animale. Pare infatti che il cane non si reggesse sulle zampe, vivesse solo e senza cure, nella sporcizia, senza possibilità di contatto con altri animali o con il proprietario. Ecco, ora torna tutto. Altroché se è un reato! Maltrattamento a tutti gli effetti dato che, non ci stanchiamo mai di dirlo né di ricordarlo, il cane è un animale sociale, che trova una profonda motivazione di vita nella condivisione con il suo branco (la famiglia) all’interno del quale deve avere un ruolo preciso e ben definito. Il cane ha bisogno del contatto con le persone e con gli altri animali, proprio come noi deve fare nuove esperienze, conoscere ambienti diversi e diversificati (il che non significa, attenzione, portarlo per forza in un supermercato affollato o costringerlo in una situazione disagevole per la sua natura che è pur sempre diversa dalla nostra). Ma una cosa è certa: in qualsiasi occasione si comporterà in maniera tanto più equilibrata quanto più avrà acquisito le competenze necessarie per relazionarsi con il resto del mondo. E queste si imparano solo con l’esperienza, non è certo un concetto difficile da afferrare. Un cane recluso è un cane infelice, privato di un aspetto fondamentale tanto quanto il cibo e l’acqua. Un cane recluso non imparerà mai come ci si comporta con gli altri e sarà pertanto un soggetto insicuro e, spesso, inaffidabile. Questo vale, e qui non occorre nessuna sentenza per sancirlo ma basterebbe il buonsenso, anche per i cani che vivono esclusivamente in giardino senza mai essere portati fuori o inclusi all’interno della casa e delle dinamiche familiari. Magari sarà un giardino più bello di quello dello sfortunato pastore tedesco, magari avrà cure, cibo, acqua e una grande cuccia, ma la sua sarà pur sempre una prigione. Ma come ha tanto spazio, giochi, tutto quello che gli occorre, dicono in molti. Certo, peccato che non abbia la cosa più importante al mondo per qualsiasi creatura, e certo i cani non fanno eccezione, anzi: non ha l’amore delle persone alle quali dedica la sua vita. Ma questo è un altro, lungo e complesso, argomento sul quale magari ci sarà occasione di tornare.

Per concludere, ecco dunque lo spirito con il quale intendere la sentenza di cui stiamo parlando, che va proprio in questa direzione, ovvero far capire che il cane non è un nano da giardino da posizionare e poi abbandonare senza prendersene cura.

Ecco dunque perché è un punto di partenza importante al quale si spera faranno seguito altre sentenze e altre prese di consapevolezza.

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