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Zampa che ti passa! Lunedì, 17 Agosto 2015 11:07

Collare elettrico: ma è vietato oppure no?

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Qualche sera fa mi sono imbattuta in un annuncio di vendita di uno strano attrezzo che immediatamente mi ha provocato alla nuca l’effetto che fa sui cani cui viene applicato: una scossa. Si trattava inequivocabilmente del famoso e mai passato di moda COLLARE ELETTRICO. Ebbene sì, mi son fatta un giretto in rete e di siti che producono e vendono nelle più vaste gamme di prestazioni supertecnologiche questi oggetti ce ne sono a bizzeffe. Ma non era vietato? Direte voi spalancando la bocca e percependo quel brivido di cui sopra… lo dicevo – e lo pensavo – anche io! Eppure in questo nostro strano Paese che proprio di recente (http://www.manidistrega.it/floraefauna/zampa-che-ti-passa/item/631-a-come-abbandonare-uguale-ammazzare) abbiamo visto essersi dotato di illuminate leggi contro il maltrattamento degli animali può co-esistere indisturbato tutto, e il contrario di tutto.

Facciamo un passo indietro: che cos’è un collare elettrico, che alcuni chiamano – come se il nome potesse cambiare la sostanza delle cose – collare da “addestramento”? Si tratta di un “semplice” collare, elettrico perlapunto, che si applica al collo del cane, capace di trasmettere all’animale una scossa, attraverso impulsi che vengono comandati a distanza dal proprietario attraverso una trasmittente. Un bel giochino, facile facile da usare e di sicuro “effetto”.

Infatti quando il cane emette un comportamento scorretto (che sarebbe assai meglio definire semplicemente “indesiderato” dal conducente) zac! Si schiaccia un pulsante e il cane riceve una scossa elettrica come “risposta” alla sua azione. Essendo il cane animale che, fra le varie qualità e indubbie capacità cognitive, apprende dall’esperienza, sia da quella positiva, ma anche da quella negativa – è cioè perfettamente in grado di associare a una precisa azione o comportamento un effetto doloroso – i maghi dell’educazione cinofila riescono così in breve tempo a dissuadere la bestiola in questione da quel comportamento. Inutile dire che si tratta di uno strumento che, a parte quel gran genio di Cesar Millan, utilizzano perlopiù i cacciatori, o sarà meglio dire “alcuni” cacciatori, i più illuminati ecco. Il tuo cane non risponde al tuo richiamo? Zac! Scossa! Il tuo cane azzanna un fagiano quando dovrebbe semplicemente fermalo? Zac! Scossa! Il tuo cane rincorre un capriolo? Zac! Scossa! Il tuo cane fa qualsiasi cosa non rientri nel tuo piano di addestramento? Zac! Scossa! Ed ecco in breve tempo…. Il cane perfetto. Voilà, ricetta semplice e molto ma molto efficace. Provare per credere. Ma mica si può dire male solo dei cacciatori, non saremmo affatto nel giusto, sia perché ci sono cacciatori che non usano né approvano questo strumento sia perché ci sono anche quelli che usano il collare elettrico come “antiabbaio”, oppure come “dissuasore” per cani fuggitivi o mordaci, oppure ancora al posto di una recinzione.

State ancora leggendo? Lo so, vi immagino con l’espressione schifata a dire ma cavolo non è possibile, tutto questo non può essere legale! E infatti non lo è, o meglio non lo sarebbe ma invece, per passar dalla teoria alla pratica, udite udite se volete un bel collare elettrico per il vostro cane non avete che l’imbarazzo della scelta e con un semplice click! in un paio di giorni ne riceverete uno a casa vostra. Esistono anche modelli di collari elettrici con un tono o una vibrazione, in alternativa o in combinazione con lo choc elettrico. Altri includono funzionalità di localizzazione sonora o gps.

Che gran confusone… ma allora? Partiamo da un fatto certo: sull’utilizzo di questi dispositivi le normative non sono troppo chiare. Basti dire che è lecito comprarli (e, ovvio, produrli), ma il loro utilizzo è stato spesso sanzionato.

Un esempio che può bastare per tutti: il caso di un cacciatore della provincia di Rovereto che è entrato nel repertorio delle sentenze della Corte Suprema e fa sen’zaltro giurisprudenza, come si suol dire.  Siamo nell’agosto 2011 quando un segugio, apparentemente sperso e confuso, viene portato dai carabinieri i quali notano al collo dell’animale uno strano collare che rivela la presenza di elettrodi che, in funzione, finiscono a contatto col collo dell’animale. È un collare “antiabbaio” appunto: quando sta per abbaiare, il cane “gonfia” il collo e in quel momento, toccando gli elettrodi, riceve una scossa che lo dissuade dall’abbaiare. Una volta rintracciato il proprietario segue una serie di giudizi e di condanne chiuse dalla Cassazione con una sentenza inequivocabile (e duemila euro di multa per l’attonito proprietario, convinto semplicemente di addestrare il cane nel modo più semplice e corretto).

L’uso del collare elettrico (o collare antiabbaio) “è certamente incompatibile con la natura del cane (...). Trattasi in sostanza di un addestramento basato esclusivamente sul dolore, lieve o forte che sia, e che incide sull’integrità psicofisica dal cane poiché la somministrazione di scariche elettriche per condizionarne i riflessi ed indurlo tramite stimoli dolorosi ai comportamenti desiderati produce effetti collaterali quali paura, ansia, depressione ed anche aggressività”.

Dunque la Cassazione stabilisce che “Il collare elettrico è maltrattamento”. Siamo a cavallo allora, esiste una legge apposita nel nostro Paese, evvai! Macchè, mica sono così semplici le cose…

Cioè la legge vieta e quindi punisce “ogni comportamento produttivo nell’animale di sofferenze che non trovino giustificazione nell’insuperabile esigenza di tutela non altrimenti realizzabile di valori giuridicamente apprezzabili” (articolo 727 del codice penale). E fin qui tutto chiaro e semplice. Quando però si tratta di dover dimostrare che un certo signor Tal dei Tali utilizza sul proprio cane un collare elettrico (o anche elettronico, non è che la cosa cambi di molto) provocando sofferenza nell’animale le cose si complicano assai. Perché chi utilizza – almeno in modo coscienzioso e un minimo competente questo strumento – saprà ben dosare le scosse in modo tale che non provochino una reazione dolorosa “eclatante” nel cane, senza la quale, che occorrerebbe quanto meno filmare ovvio, risulta davvero difficile dimostrare l’inutile sofferenza dell’animale.

Ed è questo che adducono gli amanti del malefico attrezzo: mica facciamo del male al cane… quante storie per qualche scossetta!

Va bene, supponiamo per un attimo che qualche scossetta non abbia mai fatto del male “fisico” a nessuno (supponiamo tanto per supporre eh! Ché si tratta di una teoria che già non sta in piedi) di fatto però studi in materia hanno stabilito che “lo stimolo dolorifico, o quantomeno fastidioso, che il collare elettrico procura al cane ha, sul suo fisico, effetti che possono essere, specie con utilizzo prolungato, devastanti, oltre ad avere un’azione devastante a livello psichico, dovuta proprio all’effetto fisico provocato dall’attraversamento della corrente elettrica. Stress che perdura per molto tempo anche dopo l’utilizzo del collare elettrico”.

Sempre le osservazioni di cani sottoposti a utilizzo di collari elettrici rilevano negli stessi comportamenti di paura e stress acuto, e indicativi di dolore, legati all’esperienza traumatica che segna sia la condotta che la relazione con il proprietario.

Ecco, dico io, ma ci vogliono gli studi scientifici, le sentenze della Cassazione, le leggi sul maltrattamento per spiegare che un cane non si “addestra” con le scosse elettriche? È questa, alla fine di tutto il ragionamento, la domanda che mi viene più spostanea. Che razza di proprietari siete, che razza di persone siete, se non capite che non è così che si comunica con il proprio cane? Che il cane ha un cervello fantastico, che dovremmo con umiltà, pazienza e tanto spirito di osservazione provare a capire, a conoscere, a rispettare.

Certo occorre più “tempo”, occorre digerire qualche volta la “frustrazione” (se così la si vuole vedere) di non avere un soldatino fra le mani, ma un essere vivente che ragiona, sceglie, decide talvolta nella direzione opposta a quella che vorremmo e che ci aspetteremmo. A chi non è mai capitato di spazientirsi tantando di spiegare al nostro cane che, per esempio, non si corre dietro ai gatti, oppure non si rovista nella spazzatura o non ci si rotola nelle cacche di mucca e via e via? E allora? Anche questo fa parte dell’infinito orizzonte di possibilità di esperienze da vivere con il proprio cane! Chi non lo capisce, e soprattutto non lo accetta, non percependo lontanamente l’ipotesi che il proprio cane possa agire diversamente da come noi “abbiamo programmato”, pensando invece di giocare alla playstation stringendo fra le mani un telecomando con cui comandare il proprio cane, non meriterebbe proprio di averne uno, di cani, ma farebbe bene a comprarsi un bel videgioco, di quelli che schiacciando pulsanti si fanno azioni incredibili e ci si sente onnipotenti. Fine dell’argomento.

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