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Il “comportamentalista”: questo sconosciuto. Intervista alla dott.ssa Monica Antoni, veterinario comportamentalista

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Monica Antoni è un medico veterinario comportamentalista, ovvero un “terapista del comportamento”. Lo studio del comportamento negli animali d’affezione, e la conseguente possibilità di fare terapia nei soggetti che ne presentano alterazioni, in Italia è stato un miraggio – e un campo sconosciuto – per molto tempo: il percorso non è stato facile per chi, come la dott.ssa Antoni, molti anni fa ha deciso di seguire questa strada all’epoca così poco battuta. Dopo la laurea si è dedicata all’argomento fino a ottenere il diploma di veterinario comportamentalista all’Ecoles Nationales Vètèrinaires Françaises, dato che in Italia non esisteva alcun percorso simile riconosciuto. Ha fondato con altre colleghe un’associazione, ASETRA (Associazione di Studi Etologici e Tutela della Relazione con gli Animali - www.asetra.it), che ha lo scopo di valorizzare la relazione tra uomo e animale. Curare la mente di un animale, studiarne il comportamento, non è “un lavoro come gli altri”, ma un “percorso”, una sorta di lenta maturazione e di presa di coscienza. La preparazione teorica è necessaria certo, ma fondamentale è imparare a osservare le tante sfumature e, nonostante ogni specie abbia caratteristiche comuni di fondo, capire che ogni individuo è un mondo a sé stante con le sue personali strategie e le sue risorse.

Adesso il comportamento degli animali domestici (per fortuna!) non è più un campo sconosciuto, anzi forse se ne parla anche troppo e non sempre con le giuste competenze. È opportuno quindi fare chiarezza su alcune questioni e la dott.ssa Antoni ce ne offre con grande disponibilità e competenza un’ottima occasione.

Partiamo da una questione apparentemente banale: che ruolo ha, oggi, il cane nella nostra società?

Lo definirei un ruolo “affettivo-ludico-sociale”. Lo stile di vita della maggior parte delle persone ormai è improntato su ritmi e abitudini forsennati. L’interazione sociale si riduce spesso ai minimi termini, perfino l’uscita di casa, anche per una semplice passeggiata, sembra un miraggio. A cosa “serve” il cane quindi? È una scusa, per poter recuperare questa dimensione sociale/ludica e anche un sano contatto con la natura; è l’occasione per scambiare due parole con qualcuno che ha il cane come noi, è il riappropriarsi di un’esperienza più vera e meno virtuale. C’è anche il ruolo affettivo, ovviamente, mentre il ruolo lavorativo ormai è marginale.

Perché è importante per il cane “avere un ruolo” all’interno della famiglia che lo accoglie?

Perché il cane è un animale sociale, come anche l’essere umano del resto, e come tale senza un ruolo è morto. Pensiamo agli anziani, che si lasciano andare perché “non servono” più a nulla. Avere una funzione propria, sentirsi “utili” a qualcosa è indispensabile. I ruoli possono essere i più vari, perfino di semplice vicinanza o “compagnia”, la cosa davvero importante è che la finalità della vita del cane sia utile per il gruppo cui appartiene.

“Capobranco”: una parola che sottende un concetto ormai superato, ma all’interno del nucleo familiare esiste una gerarchia?

In effetti si tratta di un termine che veniva utilizzato nella “vecchia” cinofilia con un’accezione negativa, riferendosi cioè a un individuo dispotico e prevaricante. A volte viene usato in senso lato, solo per “capirsi” diciamo… ma il concetto è davvero superato. La gerarchia esiste ma, nei canidi in modo particolare, è di tipo relativo.  Fondamentalmente il capo è colui che viene rispettato da tutti per le sue doti di intelligenza e forza, non certo perché si impone in modo coercitivo sugli altri. In sostanza è autorevole, ma non autoritario, e rispettato dagli altri membri. Un branco è basato sulla valorizzazione dei ruoli, tutti ugualmente importanti, e il capo è quello in grado di coordinare in modo opportuno tutti i componenti del suo gruppo sociale. Una squadra funziona bene non solo se ci sono dei bravi giocatori, ma anche se c’è un bravo allenatore capace di valorizzarli. Forse al giorno d’oggi si potrebbe meglio dire che il cane abbia un ruolo filiale e la famiglia sia il suo branco; come un figlio avrà rispetto di genitori che agiscano con coerenza e con altrettanto rispetto verso di lui. Facciamo un esempio sulla famiglia umana: se il padre è una persona giusta e coerente, che insegna con il suo esempio, i figli lo seguiranno per questo; non sarà necessario che alzi la voce (o le mani) su di loro perché riconoscano in lui “il capofamiglia”! Se il cane dunque rispetta il suo proprietario, imparerà e si comporterà nel modo corretto, senza particolari complicazioni.

La vera gerarchia quindi è il rispetto del ruolo dell’altro, qualsiasi esso sia.

Che cosa è davvero fondamentale per uno sviluppo sano ed equilibrato del proprio cane?

Dopo tanti studi e tanti casi affrontati, posso senz’altro affermare che più un cane è abituato a fare esperienze, più sarà equilibrato. È un aspetto davvero fondamentale per una crescita ‘sana’: il cane acquisirà diverse competenze che lo aiuteranno a capire qual è il comportamento giusto per ogni situazione. Il suo cervello si apre, acquisisce abilità diversificate. Mi raccomando però: senza esagerare… stiamo parlando di esperienza adatte ad un cane! Fondamentale anche il rispetto e la coerenza che sono alla base di una buona comunicazione: accettare il cane per quello che è, con il suo carattere, le sue propensioni e inclinazioni. La comunicazione, infine, è qualcosa di molto individuale, personale, una ricerca che ognuno deve perseguire nella relazione con il proprio cane.

Educazione cinofila: oggi se ne parla molto, sono tantissimi gli educatori, i dog trainer… ma è davvero così difficile essere buoni proprietari?

Mi fa piacere questa domanda. Non dobbiamo pensare che per prendere un cane sia necessario fare chissà che… per carità! Si tratta di un rapporto naturale e molti proprietari sono bravissimi da soli, senza bisogno proprio di nulla e di nessuno. Noi di ASETRA lo chiamiamo il “proprietario intuitivo”, intendendo con questo che è il soggetto che davvero conosce meglio il suo cane, per questo deve sapersi affidare al proprio istinto, perché con ogni buona probabilità quello che fa in modo “intuitivo” va più che bene. Ovviamente ci sono tante informazioni che circolano, si possono fare letture, approfondimenti, corsi di educazione, di socializzazione… però attenzione: si rischia anche di fare confusione! Non mi fraintendete: è giusto informarsi e partecipare a molte iniziative, anche per divertirsi, ma quello che voglio dire è che il buon proprietario (il nostro “intuitivo”) può benissimo “bastare” a se stesso e al proprio cane!

Educare / istruire / addestrare: tre concetti molto diversi giusto?

Come insegna Roberto Marchesini la diversità di questi concetti si intuisce dalla loro etimologia.

Educare: “ex ducere” vuol dire “portare fuori” le naturali inclinazioni e questo è un compito di cui si occupa il proprietario. Come educare i figli non significa mandarli a scuola, educare un cane vuol dire inserirlo in maniera opportuna nel contesto in cui si vive. Dunque con “educare” si intende socializzare il cane alla sua specie e all’uomo e abituarlo al vivere in modo consono in un gruppo, secondo le regole di cui parlavamo prima, il rispetto in primis.

Istruire è già un passo superiore, “instruere” significa dare degli strumenti per adattarsi a un ambiente diverso da quello naturale, ad es. insegnare degli esercizi come il seduto e il resta che possono essere utili per situazioni particolari.

Addestrare infine significa “rendere destro, abile”, ovvero dare abilità di vario livello, fino a lavori veri e propri come per i cani da utilità.

Per semplificare, diciamo che una volta c’era solo l’addestratore, adesso ci sono nomenclature diverse che dovrebbero renderci più chiaro a chi ci stiamo rivolgendo.

Quando è davvero necessario rivolgersi a un veterinario comportamentalista?

Sempre, se si vuole evitare di buttare via tempo e soldi…! Mi spiego: solo un comportamentalista è in grado di dire se il cane ha un disturbo comportamentale di varia entità fino alla patologia, oppure no. Se il problema è oggettivo va affrontato in un certo modo, altrimenti si riceve la semplice rassicurazione che è tutto “normale”. Il comportamentalista non somministra per forza e solo una medicina: può dare consigli o anche un vero e proprio protocollo di intervento strettamente comportamentale. La nostra esperienza è consistente, frutto di anni di studi e di osservazioni, ed è rivolta proprio a questo. Ci bastano pochi minuti a volte per dare una giusta lettura e un importante consiglio. Inoltre non dimentichiamo che siamo soprattutto medici: spesso un comportamento alterato può derivare da problematiche organiche. In definitiva, rivolgersi a uno di noi è sempre una buona idea.

È vero che se un cane soffre di una patologia la prima soluzione è somministrare una cura farmacologica?

Non necessariamente. Primo perché ci sono vari stadi di una patologia e poi perché ci sono vari modi per affrontare un disturbo. È un’informazione sbagliata pensare che il veterinario comportamentalista si occupi solo di somministrare un medicinale. Il primo passo è proprio quello di consultare il comportamentalista: da lì si capisce se c’è un disturbo e di che natura. Se sarà necessario ricorrere al farmaco lo faremo, così come accade con un paziente diabetico: nessuno si stupisce se si somministra l’insulina! E i farmaci usati in comportamento non “rimbambiscono” come certi vogliono far credere, servono solo per riequilibrare dei sistemi neurologici che non funzionano come dovrebbero. Il nostro scopo è quello di insegnare al cane un diverso modo di comportarsi, non potremmo farlo se fosse “incapace di intendere e di volere”?

Voglio poi precisare una cosa importante: siamo imbottiti di informazioni sbagliate, anche tramite programmi televisivi purtroppo, in tutti i campi e il nostro non fa eccezione, anzi. Quello che noto è che non vengono mai chiamate in causa le vere competenze e questo crea cattiva informazione, che non fa bene a nessuno, prima di tutto ai nostri amici a quattro zampe.

Il messaggio che voglio dare dunque è questo: se ritenete di aver bisogno di un consiglio, di chiarire un dubbio, rivolgetevi con fiducia a un veterinario comportamentalista che ha le giuste competenze per sapervi dire se il vostro animale (cane o gatto che sia) ha un disturbo oppure no, e saprà indirizzarvi sulla giusta strada per risolverlo.

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