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Zampa che ti passa! Giovedì, 11 Settembre 2014 22:55

Mamma Daniza: un esempio da seguire, non un pericolo da eliminare

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“La grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali”. 
(M.K. "Mahatma" Gandhi)

Oggi la notizia della morte dell’orsa Daniza rimbalza sul web, lampeggiando come un allarme rosso che urla forte che qualcosa davvero non funziona. E non si tratta del fatto che una madre difenda i propri cuccioli. No, non è questo quello che non funziona.

Foto, commenti, accuse, indignazione, il popolo del web grida la propria rabbia chiedendo di far luce e portare giustizia su questa vicenda che dallo scorso agosto ha visto questa mamma orsa al centro di dibattiti e polemiche.

Ma chi era quest’orsa?

 

L’orsa Daniza nasce in Slovenia quasi 19 anni fa, nel 2000 viene trasferita in Trentino grazie al progetto finanziato dalla Comunità europea Life Ursus, dove diventa l’orso più anziano tra i 50 presenti oggi. Nel 2004 era già stata mamma, di tre cuccioli, e quest’anno ha dato alla luce i due piccoli oggi rimasti orfani, proprio alle porte dell’inverno.

Che cosa è successo lo sappiamo tutti: nel giorno di Ferragosto, l’orsa aveva ferito un uomo – Gabriele Maturi – nei boschi del Trentino. Il cercatore di funghi, invece di allontanarsi prontamente, si era nascosto dietro un albero per osservare l’animale che, con il suo fiuto speciale, aveva immediatamente classificato la sua presenza come pericolosa per i suoi piccoli. Aveva quindi scovato l’intruso e comunicato con due schiaffoni che la sua compagnia non era affatto gradita. In tutta evidenza, il suo era stato un avvertimento, ché se un orso decide di aggredire un uomo seriamente se va di lusso avanza giusto un femore. Il cercatore di funghi troppo curioso se l’era cavata invece con 40 punti di sutura e una notorietà che ha portato solo guai alla povera orsa e ai suoi due piccoli.

Sembra, poi, che negli ultimi giorni l’orsa avesse sbranato alcune pecore, come segnalato da un boscaiolo che ha trovato il suo ovile vuoto. La scorsa settimana sempre la stessa Daniza, notata con i cuccioli a Caderzone Terme e a Bocenago, avrebbe ucciso altre pecore e una capra.

Ecco le accuse che hanno portato, insieme alla testimonianza dell’uomo aggredito, a ritenere Daniza “potenzialmente pericolosa”.

A seguito di questi avvenimenti la Provincia di Trento aveva prima deciso di ucciderla, poi, grazie alle vigorose proteste, di catturarla.

Stamani è stata la stessa Provincia Autonoma di Trento ad annunciare con un comunicato la morte di Daniza, senza troppi dettagli o spiegazioni, dichiarando soltanto che, in seguito alla telenarcosi, l’orsa “tuttavia non è sopravvissuta”. Poco si sa anche dei due piccoli, dei quali soltanto uno è stato rintracciato, provvisto di marca auricolare per essere poi liberato.

Il Ministro Galletti, di cui ENPA ha chiesto le dimissioni, dichiara di aver “inviato alla Provincia di Trento la richiesta di una relazione sull’accaduto per chiarire la dinamica dei fatti e chiedendo misure affinché episodi come questo non si ripetano più”.

È il WWF a ricordare che quello di Daniza non è però il primo caso: si tratta infatti del secondo esemplare di orso bruno che muore nel Trentino durante le fasi di cattura e narcosi. Strana cosa. Evidentemente i veterinari trentini non ci sanno proprio fare con le dosi di anestetico…

Stavolta l’indignazione e la protesta non sono certo appannaggio esclusivo di animalisti e associazioni di tutela degli animali: ad averla presa peggio di tutti sembra infatti proprio un’istituzione dello stato, il Corpo Forestale che, per prima cosa, ha fatto una dichiarazione chiara e precisa: “Si fa presente che nessun appartenente del Corpo forestale dello Stato ha partecipato alle operazioni di cattura dell’orsa Daniza”.

Ha quindi aperto un’indagine ipotizzando i reati di maltrattamento di animali e uccisione senza motivo reale dell’animale.

Indignazione anche da parte di molti politici che si uniscono alle dichiarazioni di ENPA, WWF, LAV, AIDAA, LIPU, LEGAMBIENTE.

Lo scrittore Mauro Corona sintetizza magistralmente così: "L'uomo 'feroce idiota' ha colpito ancora".

La preoccupazione adesso è rivolta ai due piccoli, rimasti senza la loro mamma; come precisa Giovanni Amori, zoologo del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr): "Senza la madre i cuccioli sono di sicuro a rischio, perché non sanno ancora alimentarsi”.

I piccoli pesano circa trenta chili (la madre ne pesava cento) e non è dato sapere se da soli riusciranno a mettere su abbastanza riserve di grasso, per affrontare i mesi di digiuno del periodo di letargo. La mamma che accudisce a lungo i propri piccoli non solo il allatta e li protegge, ma insegna loro a procurarsi il quantitativo di cibo necessario per affrontare la lunga esperienza del letargo.

Davvero allora non si poteva fare niente di diverso – e di meglio – di questo per Daniza e i suoi piccoli? Davvero l’uomo, il più evoluto fra tutti gli animali, perché anche noi siamo animali anche se tendiamo continuamente a dimenticarcene, non ha trovato migliore soluzione per una convivenza pacifica con questi bellissimi animali? Davvero le nostre terre sono troppo piccole da poter essere condivise con altri predatori, dai quali temere aggressioni senza considerare invece quello che potremmo da loro imparare?

Daniza, un’orsa, ha accudito e difeso i suoi piccoli fino all’ultimo suo respiro, tentando di sfuggire alla caccia che l’ha braccata negli ultimi giorni senza darle tregua. Avrebbe insegnato loro tutto quello che sa, avrebbe dedicato ogni momento della sua vita ai suoi piccoli, fino ad assicurarsi che avessero la forza necessaria a cavarsela da soli: avrebbe fatto quello che ogni brava madre fa per i propri figli.

Avrebbe fatto quello che per noi è un esempio da seguire, non un pericolo da eliminare. Abbi pazienza grande orsa, sai per gli uomini non era un concetto facile da capire.

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