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Zampa che ti passa! Sabato, 30 Agosto 2014 10:17

Per MIAO una mamma che fa BAU

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Per MIAO una mamma che fa BAU - 4.4 out of 5 based on 8 reviews
Il titolo è un po’ buffo, ma la storia che voglio raccontarvi più che buffa è tenera, e tocca il cuore. Leggete e poi mi direte se non avevo ragione. Iniziamo precisando chi è BAU e chi è MIAO, sennò non si capisce niente. Bau è un cane (incredibile vero?) che un giorno vagava lungo il Serchio forse abbandonato, forse scappato, nessuno lo saprà mai. Fatto sta che lo trovò Sara e da allora (lui) decise(ro) di non lasciarsi mai più. A dire il vero Sara non era proprio partita così, tant’è che non gli aveva neanche dato un nome chiamandolo semplicemente BAU, in attesa che la sua nuova famiglia gliene trovasse uno più dignitoso. E in effetti una sistemazione per questo peloso e enorme trovatello l’aveva anche trovata, ma lui non fu per niente d’accordo e mostrando per la prima e ultima volta i denti nella sua vita scoraggiò gli adottanti che in men che non si dica fecero dietro-front restituendolo al mittente. E adesso? Pensò Sara guardando quello strano soggetto che per tutta risposta pareva assai soddisfatto di come si erano svolti i fatti. “E ora resto con te!” rispose come rispondono i cani, ovvero con una bella scrollata di pelo e un’energica scodinzolata. “Dov’è il problema?”. Nessun problema, o quasi… Sara pensò che ormai il nome BAU gli stava bene e così decise di farsi riempire la vita di peli, zampe e fantasia. Parecchia. Sì perché a Bau la fantasia non è mai mancata, sfruttata soprattutto nell’apertura di porte, finestre e chiusure di ogni sorta per inseguire la sua umana preferita ogni qualvolta inspiegabilmente si allontanava da casa senza portarlo con sé: pessima scelta cui era doveroso porre presto rimedio. Ma il vizio di raccattare bestie in panne evidentemente non lo si perde tanto facilmente e fu così che, in un caldo pomeriggio estivo, Sara di ritorno da una gita al mare si fermò a fare benzina sull’autostrada e accanto alla pompa scorse una scatola con dentro due piccoli fagotti che non assomigliavano per niente a nessuno degli oggetti che di solito adornano un posto del genere. Infatti oggetti non erano, ma due micini accaldati e affamati che erano stati messi lì e nutriti in qualche modo. – E questi? – chiede la ragazza stupita pagando la sua dose di oro nero. – Eh, ieri erano cinque ma stanotte la volpe ne ha portati via tre. TUM. Il cuore di Sara perde un colpo. – La volpe? Quale volpe? Le spiegano che durante il giorno li tengono d’occhio, ma la notte no (come cantava Renzo Arbore) e così per loro si metteva male se… Non occorre concludere la frase ipotetica del terzo tipo, Sara la fa corta, piglia i gatti, toglie creme e occhiali dalla borsa da mare e li adagia sul suo asciugamano. Una borsa per cuccia, alloggio perfetto per gatti raccattati alla pompa di benzina. Bau, che fortunatamente era stato incluso nella trasferta altrimenti si sarebbe dovuto fare un bel pezzo di strada per inseguire l’incauta padrona, annusa l’aria domandandosi cosa sono quegli affaricchi odorosi che si muovono nella borsa fino a poco prima – ne è parecchio sicuro – immobile e puzzolente di creme. A un cane certi dettagli olfattivi non sfuggono di certo. E c’aveva sentito giusto il nostro amico nasone: appena arrivati a casa la borsa, gatti inclusi, viene messa in bagno ed ecco che comincia la “missione BAU”. La missione Bau consiste nel guardare a vista i due micini, guai se escono dalla borsa, guai se qualcuno degli altri animali della casa si avvicina. Il povero Lampo cane viaggiatore, avendo una certa età desiste subito, chiede scusa perché sordo e cieco com’è non aveva capito un tubo e si ritira a riposare da un’altra parte. La gatta Sophie non nasconde una certa stizza felina e con fare schizzinoso si avvicina alla borsa, ma Bau pur notando una certa somiglianza fra i fagotti e l’altezzosa coinquilina la scaccia senza tanto garbo e quella gira il sedere e a coda ritta piglia su per le scale e si ritira offesa sul letto. Finalmente solo! Bau lecca e rilecca i due piccoli che invano tentano la fuga dalla borsa: non se ne parla proprio, dentro e zitti! Sara si procura il necessario, occorre latte in polvere e biberon per allattare i mici. Bau deve arrendersi: oggettivamente quello non lo sa fare, tanto vale cedere il passo all’amata padrona, ma sia chiaro! Giusto il tempo di mangiare, a tutto il resto ci pensa lui. Passano i giorni, la missione Bau continua, seppur con qualche lieve concessione tipo lasciare uscire i gatti dalla borsa e arrampicarsi sulla sua schiena. Sara decide che sono un maschio e una femmina e che il maschio, in omaggio alla fantasia con cui appioppa nomi ai suoi animali, si chiamerà MIAO. E così i micini crescono convinti che la loro mamma pesi trentacinque chili e assomigli terribilmente a Rin Tin Tin. Anche a Bau qualche dubbio sulla sua genitorialità sarà senz’altro venuto, ma in fondo che importanza ha? Nessuna. La cosa importante è esserci, quando c’è bisogno. Bau lo sa perfettamente, credo che lo abbia imparato dalla sua padrona o forse glielo ha insegnato lui, chi può dirlo… e in fondo che importanza ha?
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