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Zampa che ti passa! Lunedì, 07 Luglio 2014 00:00

I mondiali che vorrei

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I mondiali che vorrei - 4.7 out of 5 based on 3 reviews
E poi mi chiedono perché non guardo i mondiali. No, i mondiali, quelli di calcio intendo, non li guardo. Il calcio non mi piace, i calciatori non mi piacciono. No, non ho guardato neanche l’Italia, sono andata a fare un giro con il cane nei campi, mentre giocavano gli “azzurri”. La mia non è una posizione radical-chic, non voglio star qui a disquisire su questioni troppo filosofiche, vado proprio sul pratico. Il fatto è che a me quei bellimbusti lì non mi rappresentano, e non mi piace neanche che rappresentino il mio Paese che, in fin dei conti, è un gran bel posto, fatto di tanta gente che la mattina si sveglia, si tira su le maniche ben bene fin sopra i gomiti e parte per affrontare la propria partita, quella vera, sul campo della vita. Quella che quando arrivi alla sera conta parecchio se hai vinto o se hai perso, o se hai giocato in panchina, o se ti sei fatto fregare il pallone. E non è che lo stipendio te lo danno lo stesso, con una pacca sulla spalla a dirti “dai che la prossima volta va meglio”, “dai che è stata colpa dell’arbitro”, “dai che se non ti dava un morso vincevamo”. Dai un cavolo.
No perché mica ci vanno per diletto o per onor di patria a rappresentare l’Italia ai mondiali, i nostri baldi “ragazzi”. Vorrei ricordare che quello è il loro lavoro. E pertanto sarebbe il caso che lo facessero bene, con impegno, serietà, entusiasmo.
Lo so, non siete abituati a questi toni, e poi questa è una rubrica che parla di cani, gatti, cavalli, animali, educazione cinofila, abbandoni, guinzagli e collari. Che c’entrano i mondiali, vi starete chiedendo, che c’entra il calcio. C’entrano eccome e se avete pazienza ancora per qualche riga vi spiego perché.
Anche oggi parlo di animali infatti, ma non solo. Voglio raccontarvi di qualcuno che l’Italia la rappresenta davvero in giro per il mondo, in sella al suo cavallo. Già perché l’equitazione è uno sport “minore” di quelli a cui non importa nulla a nessuno. Lo tiri un calcio al pallone? No e allora non fai audience, non fai pubblico, agli sponsor non gliene frega nulla, alla gente men che meno.
Ad agosto si svolgeranno in Normandia i Giochi Equestri Mondiali.
Organizzati ogni quattro anni in alternanza con i giochi olimpici, sotto il patrocinio della Federazione Equestre Internazionale (FEI), i giochi equestri mondiali costituiscono il più grande evento equestre al mondo.
Si terranno dal 23 agosto al 7 settembre 2014 in Normandia. L’evento comprende otto discipline su 15 giorni di competizione: Salto ostacoli, Dressage, Completo, Attacchi, Reining, Volteggio, Endurance, e Para-dressage. 
Saranno più di 60 le nazioni partecipanti, quasi 1000 atleti per presentare le competizioni equestri del più alto livello.
Questi mondiali si annunciano come una grande celebrazione del cavallo, una valorizzazione della sua storia, della sua cultura e della sua diffusione. Il filo conduttore sarà dunque un viaggio attraverso il tempo, i continenti e l’immaginario.
La cosa bella è che, negli stessi giorni e nella stessa occasione, si terranno anche i mondiali per le discipline paralimpiche.
La squadra italiana di Equitazione Paralimpica si conferma ai vertici mondiali della disciplina e ci aspettiamo grandi cose da queste ragazze e dai loro cavalli.
I presupposti ci sono tutti: ottimo il risultato ottenuto dal team azzurro a fine aprile in Belgio (secondo posto nella prova a squadre del CPEDI 3 stelle), con una Sara Morganti che ha trionfato nel Freestyle.Grandissime anche  sabato 22 giugno: l’Italia ha vinto la gara a squadre in occasione dello CPEDI 3 stelle di Casorate Sempione, battendo Austria e Francia.
È Sara Morganti a spiegarmi il segreto del loro successo, che poi non è un segreto per niente, anzi a dire il vero è la loro bandiera che, insieme a quella italiana, portano alta nei loro cuori in giro per il mondo.
Sono una “squadra”, gareggiano perché vinca quella, non per prevalere l’una sull’altra o per poter dire “ma io ho fatto bene”. Se perde la squadra è una sconfitta per tutti, non esiste il “ma io”.
La Normandia attende queste atlete che, con grandissimo spirito di sacrificio, si allenano duramente e lavorano con i loro cavalli per poter aggiungere un risultato in più. Per loro lo sport è una sfida, prima di tutto rivolta a se stessi: migliorare per vincere, ogni giorno, sulla propria malattia.
Sara non lo nega, è stata durissima per lei accettare una malattia come la sclerosi multipla. Ricorderete la sua bella intervista pubblicata proprio per questa rubrica qualche mese fa, nella quale Sara ci ha raccontato la sua storia e i suoi progetti. Ecco fra quelli c’era proprio la partecipazione ai mondiali, “un sogno”, come lo definiva lei, che sta per avverarsi ed è un grande piacere – e quasi un impegno – darne la notizia nella nostra rubrica.
Quando sai che stai per vivere un sogno ti ci butti anima e corpo, non risparmi nulla. Non importa vincere, importa superarsi, porsi un obiettivo e dire “ce la farò”.
Le nostre azzurre partono con le tasche vuote (pochi quattrini, zero sponsor, tanto per ribadire il concetto che purtroppo non tutti i mondiali sono uguali…) e il cuore pieno di speranza, di passione, di spirito di squadra, di voglia di dare il meglio.
Io tifo per loro, per Sara e le sue compagne, orgogliosa di vedere il Tricolore stampato sulla sua maglietta. Non ha altre griffe, sola quella: la bandiera italiana. Grazie Sara, per rappresentare il meglio dell’Italia di fronte al resto del mondo. Faremo il tifo per voi!
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