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Necessità movimento

Domenica, 12 Aprile 2015 19:15

My obsession

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My Obsession

Che hanno era quando usciva il profumo Obsession?

Se mi piaceva non lo so, non credo di aver mai annusato quella fragranza ma certamente le mie ossessioni sono più complesse, persistenti e fugaci allo stesso tempo. Profumano di stagioni che si rincorrono, di tempo che passa, del ritmo scandito del chiù, dei mandorli in fiore, degli aculei dei porcospini, del fruscio delle serpi. L’apparire dell’alba, il sole alto nel cielo, l’arcobaleno tra le nuvole, la rugiada sui fili d’erba, i crochi polverosi, la terra bagnata. E i Nebrodi che inghiottono il sole, il mare che annuncia il crepuscolo, i raggi di luna tra gli alberi. Continuo ad annusare tutto questo: un variegato bouquet di fiori e di foglie cangianti nel cassetto delle mie ossessioni.

Il movimento per me non è solo una necessità, è un’ossessione. Ossessione pura che brilla di luce propria tra i labirinti di una mente intricata che non lasciano spazio a stati d’ansia, malessere o depressione. Io non mi muovo per diventare THE BODY (ubi maior…) Mi alleno ogni giorno perché se non lo facessi starei malissimo: il condizionale è in realtà uno stato di fatto accaduto. Solo impormi di stare a riposo un giorno la settimana è una violenza. Adesso che la primavera si è affacciata-sperando che voglia permanere in questo emisfero del globo- mi risulta ancora più impossibile rimanere ferma, chiusa in ufficio, seduta sulla mia amica cyclette. Adesso smetto di frequentarla, come fanno i ragazzi che si mollano con l’arrivo della bella stagione per darsi alla pazza gioia, per poi ritrovarsi al volgere dell’autunno, spesso di comune accordo. È una relazione di convenienza, lo ammetto. Il suo angolo del bugigattolo è già pronto ad accoglierla perché io la devo tradire necessariamente: che sia la sua diretta rivale cinetica, il mio Sisco o un allenamento non programmato, purtroppo per lei, sarà cornificata. Ma Cyclette ne è consapevole e ne approfitta per andare un po’ in letargo, per far riposare gli ingranaggi. Non vi meravigliate se non mi pento, se neanche un filino di senso di colpa mi tange!

Che giornate queste ultime in cui il sole ha deciso di esprimersi in tutta la sua potenza. Io ne ho dovuto approfittare per forza dopo tre giorni consecutivi di crossfit davanti alla tv. Giovedì è arrivato giallo, col calore a sciogliere la neve sull’Etna, con la presunzione di scacciare il vento di Eolo. E, finalmente, ho potuto liberare me stessa, cedere il mio corpo alla strada e riempirmi di corsa. E poi venerdì, di nuovo. Ma non mi bastava, non mi sembrava sufficiente aver messo i piedi l’uno avanti l’altro per 12 km consecutivi. C’era ancora un bisogno di scatenarmi che non mi lasciava serena e ho ceduto alle sue pressioni: sublime avventura con Sisco. Sisco che non si faceva controllare, Sisco che rimaneva imbambolato davanti a giovani puledre che lo annusavano, che lo facevano emergere in tutto il suo ardore, nella sua infinita bellezza. E mi lasciavo sollevare dalla sua testa imponente, da quel collo che si curvava sulla mia schiena avvolgendomi nel suo calore. Amore grande.

 Sabato ero dolorante, lo confesso. Un giorno di riposo ci stava ma come rinunciare ai regali della natura, a quelle infinite sfaccettature dall’aroma dolce o pungente che sono tutte le erbette di campagna. Per due ore ininterrotte ho raccolto cannatella e sparacogne: forse voi non sapete di che parlo ma vi assicuro che per la gola (intesa come peccato capitale) sono una delizia, anche per i non vegetariani. Poi ufficio, poi pranzo, mentre ancora ginocchia e adduttori si lamentavano. Il tramonto, la sera e neanche un bicchiere di vino (anche il fegato ha bisogno di riposo). Mi è sembrata una giornata inutile, insomma. Dunque, stamattina alle 8 ero già per strada, in giro per le vigne arate, per i campi vuoti, tra gli ulivi verdi. Mi eccitavo nella mia ossessione che profuma di vero. L’ho fatto per 20 km ed è stato superbo.

Un’ora di passeggiata per verdura ci stava. Ci stava la frittata con il raccolto. Ci stavano le zeppole.

E poi ci stava un’ora di cyclette: ultimo uso prima dell’abbandono.

L’anno di Obession è stato il 1985. Io nascevo due anni prima e scalciavo come una dannata.

 

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