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L'orto di Emilio

Venerdì, 11 Ottobre 2013 14:25

Un orto, un cancello e un colibrì (forse più)

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Immaginate un cancello. E' alto, scuro, di metallo ed ogni sera un anziano signore provvede a chiuderlo. E' il cancello di un luogo speciale, il Giardino della Lumaca, nel cuore della bella Pietrasanta. Un cancello che di notte impedisce a qualcuno di raggiungere un tesoro minacciato.

Quel tesoro è un orto. Un orto nato dal lavoro dei bambini di una scuola nel mese di maggio del 2013.

Chi, ogni notte, si trova di fronte a quel cancello, però, non sa niente di tutto questo e pensa che un orto dentro un giardino chiuso da un cancello non possa che esser l'orto di qualcuno. E pensa. Pensa che quel cancello sempre chiuso (come potrebbe apparirgli se non perennemente chiuso se lo vede solo di notte dopo il clac di una pesante chiave?) impedisce ad altri di dare regolarmente acqua alle piante dell'orto. Ecco che saltare di là dal muro di cinta è un gioco da ragazzi e la fortunosa presenza di due annaffiatoi, uno blu e uno verde, dentro la grande vasca sul muro che chiude il giardino proprio dal lato opposto al cancello sono un'opportunità: quella di dare acqua alle piante.

L'estate 2013 è lunga e certi giorni di luglio e agosto devono aver messo a dura prova gli ortaggi che crescono in quell'orto. Qualcuno, non curante dei rischi che si corrono ad entrare nella proprietà altrui, salta di là dal muro e dà acqua. Lo fa per mesi senza prendere niente in cambio, nemmeno il più piccolo dei pomodori ciliegini. Lo fa senza rendersi conto che quell'orto è di tutti. E' anche suo, forse lo è più che per altri.

Di giorno il sole cade a picco sugli ortaggi piantati dai bambini della scuola, quasi piega le piante, prosciuga le loro foglie mentre dà loro l'energia che serve a trasformare in ricchezza i sali minerali del terreno, l'anidride carbonica dell'aria, l'acqua che il caldo si porta via.

Chi vaga da queste parti di notte non lo sa, non può saperlo, ma nel tardo pomeriggio arrivano nonni e nipoti, padri e figlie, madri e figli. Arrivano per dare acqua a quelle povere piante. Le risollevano con un gesto gentile, con un sorso d'acqua scaturito da quell'annaffiatoio che di notte torna protagonista. La terra si bagna ma torna asciutta in fretta mascherando la loro presenza.

E di tanto in tanto, poco prima del tramonto, attorno a quell'orto si riuniscono persone. A volte sono poche, altre sono decine. Si siedono sul prato, mangiano, parlano, leggono, giocano. C'è la comunità che si riunisce attorno all'orto. Compaiono persone con una Mezzaluna sulla maglia, carriole piene di libri, bambini muniti di palette, piedi scalzi che si muovono nell'orto trasportando mani pronte a lavorare. Si strappano erbacce, si piantano nuovi ortaggi, si raccolgono foglie e frutti. Si sorride, si impara, si insegna, si condivide. Qualcuno le chiama “Conversazioni intorno all'orto”. Per i più piccoli è un momento divertente, un momento da aspettare per una settimana intera. Poi ci sono Giusi, Maria, Cristina, Stefano, Emilio, Emanuela, Micaela, Italo, Anna e molti altri che suggeriscono un argomento. E si parla. Si parla mentre l'orto rimane in silenzio al centro. E' un silenzio protagonista, saggio. E' il riposo dopo la battaglia di un giorno sotto il sole, dopo la tempesta dei bambini che aiutano e talvolta calpestano le piante buone. E' il momento in cui la luce del giorno scema nelle parole degli anziani, nei sorrisi dei bambini, nelle testimonianze di cose buone talora scomparse.

Poi tutti se ne vanno e arriva il buio, la notte, il clac della pesante chiave. Il cancello è di nuovo chiuso. L'orto è di nuovo solo. Qualcuno ha difficoltà ad accettare quella solitudine che sa di abbandono e salta di nuovo il cancello, quasi fosse un colibrì intento a spegnere l'incendio della foresta.

Nessuno lo sa, nessuno sa se sia veramente successo, nessuno ne parla, nessuno immagina ma lui, l'orto, ne è testimone. Omertoso, non ne parlerà e noi non sapremo mai se ciò che abbiamo raccontato sia un sogno, un esercizio di fantasia o la cronaca di ciò che è veramente avvenuto. Ma per noi, come per l'orto, questo davvero non conta.

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