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I giardini della via Paal

Domenica, 16 Marzo 2014 10:32

La natura come cura

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La natura come cura - 5.0 out of 5 based on 1 review
Richard Mabey l’autore de La natura come cura è uno dei più autorevoli botanici inglesi, ha scritto decine di libri per descrivere e classificare la flora inglese ma nel libro, davvero bello, che narra una parte importante della sua vita, il racconto botanico, si alterna con quello dell’uomo che entra come, un rondinino uscito anzitempo fuori dal nido, in una profondo malessere che all’inizio non è neppure in grado di definire. Come imprigionato dalle sue stesse radici e come se avesse esaurito la scorta di parole con le quali svelarsi a se stesso, Mabey entra in una crisi depressiva e utilizzando una metafora che tornerà spesso nel libro, decide di migrare.

Inizia così con il suo primo trasloco dall’amata casa nelle Chilterns, il racconto di una migrazione.   Varie tappe scandiscono questo percorso e sono le tappe che corrispondono ai capitoli del libro. I comportamenti delle piante e degli uccelli gli scritti e le poesie di chi ha vissuto e descritto questi luoghi sono il foglio bianco sul quale Mabey costruisce la sua rinascita.  Il libro è talmente ricco di suggestioni letterarie di analisi scientifiche e sociologiche che renderne la bellezza e l’interesse non è cosa semplice. La Natura come cura è il tipico libro di questa rubrica, che attraversa con pienezza l’orizzonte naturale con lo sguardo letterario, che è la memoria di chi ha vissuto, scritto e pensato la natura ed il paesaggio e dai quali  Mabey trae conforto e ispirazione per il suo viaggio di rinascita.

Ma come è scritto questo libro? Che sia un rito di passaggio, un viaggio di resurrezione è ovviamente un’analisi ex post; la scrittura si dipana tramite l’attenta osservazione dei fenomeni naturali. Il volo giocoso degli uccelli, le danze “rituali” delle gru che in tutto e per tutto sono assimilabili  al ballo umano, determinano alcuni comportamenti dei “viventi” nei quali gli elementi di invarianza sono maggiori di quelli che marcano una differenza. E poi ovviamente i comportamenti delle piante. E siccome siamo dentro un paradigma scientifico, vale la pena rilevare quanto importanti siano per la nostra vita queste osservazioni.

Fra le suggestioni infinite, un paio vorrei cercare di riassumerle. Uno dei farmici più noti al mondo L’Aspirina deve il suo nome ad una erbacea perenne, la Spiraea Ulmaria: in misura minore la pianta contiene lo stesso principio attivo: l’acido acetilsalicilico. Bene, questa pianta sintetizza il composto che in parte rilascia nel terreno con la conseguenza che le altre piante limitrofe ne traggono beneficio in termini di minor stress: Si dice che lo scopo di un organismo vegetale sia quello di colonizzare il terreno; orbene non sempre è così. Ci sono svariati esempi di autoregolazione, dove cioè la cooperazione prende il posto della competizione.

L’altra è che questa strana fascinazione per i viventi vegetali, o per il volo radente di un barbagianni, indica che abbiamo un disperato bisogno di vivere simultaneamente nel loro mondo e nel nostro. Anche la cultura di cui l’uomo è portatore è natura, e l’idea di natura come cura è antica quanto il mondo: dal solvitur ambulando dei romani, a Camminare di Thoreau.  E la cura di Mabey ha un momento speciale, quando l’amata compagna Polly lo trascina di peso sotto il vecchio faggio e gli infila in mano penna e taccuino e lui inizia a fare i conti con l’ingarbugliata libertà che sta dentro questa malattia chiamata uomo.



Bibliografia:

H.D. Thoreau, Walden o vita nei boschi, Bur 1988

Idem, Camminare, S.E. 1998

Bate John, the song of the earth, H.U.P. 2000

Fritjof Capra,il punto di svolta, Fetrinelli 1988

 

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