MdS Editore
Venerdì, Giugno 23, 2017
Login Registrati

Accedi al tuo account

Nome utente
Password *
Ricordami
Francesca Petrucci

Francesca Petrucci

Mi chiamo Francesca e sono nata a Pistoia 39 anni fa, ma vivo, lavoro e scrivo a Pisa. Laureata in Lettere antiche faccio l’editor di professione e la scrittrice per passione. Sono giornalista pubblicista e per manidistrega.it curo la rubrica “Zampa che ti passa!”, ma ho pubblicato anche sei libri: Carosello in San Rossore (Equitare 2009), Curioso, un cavallo all’avventura (Felici 2011), Mia story. Dall’abbandono all’amore (MDS 2013), Il ghiro Lapo (Felici 2014); Bruna. Una maialina per amica (MdS 2014) e Basta una coda (MdS 2015). Ho scritto tanti racconti, alcuni sono stati premiati, uno (Fino al mare) ha vinto il concorso “Macchie d’acqua” nel 2013 ed è pubblicato nell’omonima antologia. Con altri sette amici (gli Ottomani) ho scritto il romanzo collettivo Sulle spallette alle nove, (MDS  2014) e ho partecipato con una fiaba al progetto Favolare (MdS 2015) realizzato in collaborazione con il carcere Don Bosco di Pisa. Sposata con Giulio, sono mamma di un bimbo di otto anni che si chiama Lapo, di un cane che si chiama Cirano e di un cavallo che si chiama Velluto. Natura e libri sono le mie più grandi passioni: amo gli animali come l’aria che respiro e dedico spesso ai loro diritti la mia scrittura.

francesca.petrucci@mdseditore.it
Il Centro ippico “Pelliccia” e l'addestramento etologico di Marco Pagliai - 5.0 out of 5 based on 2 reviews

Diciamo la verità: a trovare Marco Pagliai al centro ippico Pelliccia a San Marcello ci sono andata principalmente per rivedere Ercole. L’ho conosciuto infatti una domenica all’Ippodromo di San Rossore ed è stato subito amore. Quel suo manto morello, quello sguardo libero e amico, il suo modo di pensare prima di eseguire quanto Marco gli chiedeva, quel suo essere combattuto se lasciarsi tentare dal verde dell’erbetta del prato o il seguire la voce, i gesti, la presenza del suo umano preferito.

Diciamo la verità: a trovare Marco Pagliai al centro ippico Pelliccia a San Marcello ci sono andata principalmente per rivedere Ercole. L’ho conosciuto infatti una domenica all’Ippodromo di San Rossore ed è stato subito amore. Quel suo manto morello, quello sguardo libero e amico, il suo modo di pensare prima di eseguire quanto Marco gli chiedeva, quel suo essere combattuto se lasciarsi tentare dal verde dell’erbetta del prato o il seguire la voce, i gesti, la presenza del suo umano preferito. “Questa sì che è una relazione!” mi sono detta, e ho subito preso il libro Cavalli allo specchio. Viaggio nella mente dei cavalli per conoscerli, addestrarli e gestirli in scuderia (Pisa University Press), che Pagliai ha scritto in collaborazione con il professor Paolo Baragli dell’Università di Pisa. Il tempo di una dedica, una stretta di mano e la promessa di andare a trovarlo nel suo centro, per scoprire di più sull'“addestramento etologico” di cui si parla nel libro e che Marco pratica con i suoi cavalli e con quelli che lo raggiungono per i più svariati motivi e problematiche. Lui “li aggiusta”, se così si può dire. Ma preferisco lasciare la parola a lui (dato che Ercole non parla ma vi assicuro che è d’accordo su tutto perché gliel’ho chiesto di persona) visto poi che ho fatto tanta strada per andare a trovarlo nel suo centro che, fra l’altro, è veramente bellissimo, dotato di ogni comfort per equini (paddock, ampi box, giostra, maneggio aperto e chiuso, campo per mountain trail e perfino tapis roulant rieducativo) e umani (prima di tutto una calda e accogliente club house).

 

Allora Marco, quando hai iniziato a lavorare con i cavalli?

Io vengo dal lavoro con i cavalli da corsa, ho fatto una carriera da fantino “di provincia”, sono stato tanti anni a Siena, ho montato tanto a pelo. Amo molto i purosangue con cui ho lavorato moltissimo, è un cavallo nevrile, energico, per questo spesso è un cavallo anche incompreso, difficile. Con loro occorre trovare la tecnica giusta, la via di comunicazione che alla fine non influisce solo sulla relazione ma migliora anche la performance. Io poi non mi potevo permettere cavalli troppo costosi, “perfetti”, e quindi spesso prendevo gli “scarti”, magari cavalli problematici (che calciavano, mordevano, opponevano resistenze e rifiuti) che poi con il giusto lavoro davano grandi risultati. Mi sono reso conto così che il cavallo più “difficile” è proprio quello che può dare di più, nel momento in cui trovi la chiave giusta. Perché con un cavallo che se sbagli a chiedergli qualcosa te lo fa notare e ti si mette contro non puoi che cercare una via di comunicazione, un modo per fargli cambiare idea. Una strada alternativa, se la trovi è un enorme successo.

 

Quando e come hai conosciuto la “doma gentile”?

Ho iniziato a conoscere i metodi Tellington, Parelli, e i metodi più dolci e mi hanno molto affascinato perché erano appunto simili a quelli che in qualche modo praticavo già. In particolare mi sono avvicinato al join-up e all’horsemanship di Monty Roberts (www.montyroberts.com). Ho fatto tutti i suoi corsi, e poi ho frequentato quelli con Christiane Moeller (istruttore qualificato nel metodo di Monty Roberts, in Italia sono solo due ndr - www.laquus.com) e con lei sono stato in America da Monty Roberts, dove ho approfondito la natural horsemanship, ovvero la cosidetta “doma gentile”. Dopo questo viaggio ho avuto l’onore di essere invitato da lui a partecipare a un suo tour, anche se io non sono istruttore (non conoscendo bene la lingua non ho terminato il percorso), ma nonostante questo sono stato con lui un mese in Germania ed è stata un’esperienza formativa molto importante.

 

Nel tuo centro, il centro ippico Pelliccia, come lavori?

Ho aperto questo centro vent’anni fa. Ho sempre addestrato cavalli, come dicevo, poi mi sono avvicinato alla “doma etologica” e anche questo posto si è trasformato, adattandosi al lavoro che facciamo.

Diciamo che io non preparo un cavallo a saltare un ostacolo, né a una competizione di dressage o a una gara di reining.Io preparo un cavallo ad accettare le richieste che poi gli verranno proposte e, soprattutto, vado a recuperare cavalli problematici. Non importa se è domato all’inglese o all’americana, se gli metti un filetto, un morso o una capezza, o niente. Un cavallo alla fine è un cavallo. Se gli metti la sella inglese, quella americana, e anche senza sella. Resta un cavallo. E questa è la prima cosa da tenere a mente.

 

Poi è nata anche una collaborazione con l’Università di Pisa, come è successo?

Quando ci fu quel grosso sequestro a Colleferro (Roma, uno dei più grossi sequestri di equini per gravi maltrattamenti mai fatti in Italia, 104 animali tra cavalli, asini e muli, ndr) mi portarono qui alcuni cavalli da mettere a posto. Fu in quell’occasione che conobbi Paolo Baragli, che si occupa di etologia e fisiologia del cavallo presso il Dipartimento di Scienze Fisiologiche dell’Università di Pisa e fa parte della IHP - Italian Horse Protection Association (www.horseprotection.it). Paolo conduceva indagini sperimentali sull’interazione fra uomo e cavallo e svolgeva attività di ricerca mirata alla possibile applicazione pratica dei risultati ottenuti per il miglioramento delle condizioni di benessere psico-fisico del cavallo. Da lì abbiamo iniziato a conoscerci ed è nata così una collaborazione molto stretta e proficua.

 

… e anche un bellissimo libro uscito da poco: Cavalli allo specchio. Viaggio nella mente dei cavalli per conoscerli, addestrarli e gestirli in scuderia (Pisa University Press)

Esatto. Si tratta di un libro molto “pratico” che propone la conoscenza del cavallo a 360 gradi, anche attraverso l’arricchimento di video didattici che accompagnano la “teoria”. Lo scopo, molto concreto, del nostro libro è quello di aiutare a non avere più cavalli problematici. E di far capire a tutti che non esistono cavalli “cattivi”, ma esiste solo una cattiva comunicazione tra loro e noi. Se infatti dal punto di vista delle tecniche di allevamento sono stati fatti continui progressi, sotto l’aspetto dell’addestramento siamo addirittura tornati indietro. Si vedono le peggiori costrizioni nei confronti dei cavalli senza che ci sia una vera capacità di capirli, occorre lavorare proprio su questo aspetto e cercare di sensibilizzare sull’ascolto e la lettura della psicologia del cavallo.

 

Facci un esempio pratico del tuo lavoro. Ti portano un cavallo problematico e cosa fai?

La prima cosa che si fa è sempre in libertà. Si lascia libero il cavallo in tondino e si osserva. Occorre osservalo possibilmente in più persone, per avere più punti di vista e cercare di capire così qual è lo stato d’animo del cavallo. Non è una cosa immediata né semplice. Per un cane è più facile capire se sia contento o triste, se sta soffrendo. Per un cavallo è meno immediato, occorre imparare a leggere il suo stato d’animo. È davvero la prima cosa. Lo scorso anno abbiamo realizzato un video un po’ provocatorio, mostrando le migliori competizioni a livello europeo zoomando però solo l’occhio del cavallo, o dettagli molto ingranditi, che non si notano con un’inquadratura più ampia. Il risultato è stato incredibile perché mentre l’inquadratura generale mostrava cavalieri sorridenti e cavalli perfetti, zoomando sul dettaglio dell’occhio si poteva leggere con chiarezza grande disagio e panico nell’animale, con enorme sorpresa. Occorre appunto imparare a osservare il dettaglio. Poi i problemi non sono tutti uguali e si va a lavorare a seconda della difficoltà che si presenta e a mettere in atto la strategia più giusta. Si parte comunque sempre dall’osservazione attenta del cavallo e dal lavoro a terra.

È importante ovviamente vedere e indagare l’origine del problema, non l’effetto. Si deve lavorare sulle cause, solo così si risolve.

 

Hai parlato del lavoro da terra: perché è importane?

Perché il cavallo ti vede, ha davanti agli occhi i tuoi comportamenti, le espressioni del viso: è stato provato scientificamente che il cavallo riconosce le nostre espressioni. Una buona comunicazione per questo parte dal lavoro a terra. Quando si è in sella il cavallo non ci vede più, bisogna tenere a mente questo, però ci sente. Occorre quindi acquisire una grande consapevolezza dei nostri movimenti, tenendo presente che comunichiamo con il cavallo per l’80% tramite pressione. È proprio nel momento in cui non siamo consapevoli delle pressioni che diamo che nascono i problemi. Per fare un esempio, il cavallo impara a fermarsi perché nel momento in cui si ferma si lascia la pressione sulle redini e non il contrario. Il problema è che tutto è stato sviluppato nell’altro senso, alla rovescia, creando strumenti che applicano pressioni sempre maggiori: morsi sempre più efficaci, chiudi bocca, martingale di ogni sorta e così via. Senza volersi mettere in testa che il cavallo impara nel momento in cui si va ad allentare quella pressione, non quando se ne applica sempre di più. Io uso la capezza di Monty Roberts, ma si lavora sempre sulle pressioni. Che si utilizzi un morso, un filetto, un bosal il principio è lo stesso: l’importante è lasciare la pressione quando il cavallo dà la risposta giusta.

 

Nel libro si dà grande spazio anche all’anatomia del cavallo e soprattutto ai suoi “sensi”…

Certo, è un aspetto fondamentale, la prima cosa da conoscere. Nel libro si approfondisce molto l’aspetto sensoriale del cavallo che ha grandissima importanza. Qui nel nostro centro si fa teoria in aula, anche per i bambini. I nostri allievi fanno una preparazione completa, dalla teoria appunto alla preparazione del cavallo, devono conoscere tutto. Come vede, come sente qual è la sua percezione tattile. Dico sempre agli allievi: se il cavallo sente su tutto il corpo il posarsi di una mosca perché devo usare lo sperone? È importante rendere consapevoli i bambini fin da piccoli, devono conoscere questi aspetti fondamentali altrimenti non avranno mai una buona relazione con il cavallo.

 

Quali sono i progetti futuri?

Ne abbiamo tantissimi. Ci stiamo dedicando anche a fare ricerche e sperimentazioni nuove, con l’Università di Pisa e con il prof Baragli. Continueremo la nostra collaborazione. Lo scopo resta sempre molto chiaro e preciso: la divulgazione di questo metodo, cercando di diffondere una cultura diversa del cavallo, e di sensibilizzare le persone, soprattutto i “professionisti” che sono in realtà lo zoccolo più duro da convincere in questo senso.

 

 

Abbiamo rubato già troppo tempo a Marco, il lavoro, e i cavalli, lo chiamano. Lo ringrazio di cuore per averci ospitato nel suo bel centro, per averci dedicato tempo e attenzione, e averci offerto un bel the caldo in questa freddissima giornata di gennaio. A Ercole invece devo delle scuse perché mi sono presentata a mani vuote, prometto che non succederà più.

 

Per chi volesse approfondire e saperne di più, oltre al libro di cui abbiamo parlato può consultare il sito www.centroippicopelliccia.it, scrivere ( Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ) o telefonare per prendere un appuntamento e andarci, che sarebbe poi la cosa migliore! (39 339 117 3361)

 

Pets vita da animali: un film divertente o un’occasione mancata? - 5.0 out of 5 based on 1 review

L’altra sera siamo andati a vedere Pets - vita da animali frescofresco di uscita, infatti il cinema era strapieno. E non solo di bambini! Un bel cartone nuovo di zecca, parecchio atteso: animali protagonisti, l’autunno è arrivato e la voglia di chiudersi in un cinema davanti allo schermo gigante e una ciotola di poc-corn fa la sua parte.

“Lasciare il cane da solo in giardino da oggi è un reato”: approfondiamo - 5.0 out of 5 based on 2 reviews

Detta così sembra una cosa che desta allarme e, diciamocelo, anche qualche perplessità. Ma non è che i giudici sono impazziti, condannando con la sentenza n. 36866/2016 un certo signore a pagare ben duemila euro di multa per il reato previsto dall’art. 727 (si tratta del reato di abbandono per intenderci) del codice penale. 

Un salto oltre il muro

Venerdì, 27 Maggio 2016 15:48
Un salto oltre il muro - 5.0 out of 5 based on 1 review

I cavalli sono creature incredibili, capaci di leggerci dentro e restituirci al contempo un’immagine diversa, che in qualche modo non ci aspettiamo, di noi stessi. Questo grande quanto delicato e sensibile animale ama relazionarsi con gli altri, con il suo gruppo, ama la vita sociale, privato della quale soffre molto di più di quello che si può pensare. I cavalli, come tutti gli animali del resto, non ci giudicano, non si relazionano con noi in base al nostro aspetto, o al nostro stato sociale, culturale, o per il colore della pelle. Ci donano la loro compagnia, il loro amore e il loro rispetto gratis. O forse no. Perché in realtà la dobbiamo conquistare, la loro fidcucia, mettendoci a nostra volta in discussione, scoprendo con umiltà il nostro cuore e le nostre debolezze. I cavalli sono dunque un’enorme risorsa per chi ha la fortuna di poterli conoscere e frequentare e possono diventare dei veri e proprio “terapeuti”, come è accaduto in questa realtà meravigliosa che andiamo a scoprire.

Lanò guerriera della luce

Giovedì, 21 Aprile 2016 21:28
Lanò guerriera della luce - 4.8 out of 5 based on 5 reviews

Le sue foto mi avevano colpito subito. Volevo conoscerla. Quello sguardo, diceva già tutto. E così ho chiesto a Silvia Tozzini, responsabile e fondatrice del Rifugio “Il Frutteto di Fido” se potevo andare a trovarla.

Lupi e volpi alla riscossa: l’ultimo libro di Tiziana Merani - 5.0 out of 5 based on 2 reviews

Quella di Lupo pesce & Volpe magica è una favola delicata e piena di magia, che racconta le vicende di Gentile, uno strano lupo che non ne voleva sapere di divorare altri animali e per questo era giudicato piuttosto strano dal suo branco e, soprattutto, inadatto a ricoprire il ruolo di “capobranco”. 

“Mi abbatto e sono felice” - Lo spettacolo ECO-SOSTENIBILE di Daniele Ronco - 5.0 out of 5 based on 1 review

Lo so, vi starete chiedendo, e ne avete tutte le ragioni, che c’entra uno spettacolo teatrale con una rubrica che parla di animali? Diciamo che una volta letto l’articolo – e l’intervista a Daniele Ronco – sarete dell’idea che c’entra eccome, perché lo spettacolo di cui vi parlerò, e che ho avuto il piacere e la fortuna di vedere, è davvero particolare.

Gli spostamenti si fanno in auto, al mondo d’oggi. Si calcola il tempo necessario, traffico permettendo, si sale sulla nostra quattro ruote e si schiaccia l’acceleratore, un gioco da ragazzi. Auto, tante auto, e poi autobus, scooter e moto, anche se qualche nostalgico (per fortuna son tanti) non rinuncia alla bicicletta. Ma per lo più, ci si sposta con la macchina, o con i “mezzi” appunto.

Caro Babbo Natale… Che succede se tuo figlio chiede in dono un cane? - 5.0 out of 5 based on 2 reviews

Sono davvero tanti i bambini che desiderano un cane più di ogni altra cosa al mondo. E lo chiedono ai genitori, più e più volte, e lo chiedono ai nonni… e agli zii e a tutti i membri della famiglia. Ma niente. E allora quale migliore idea se non rivolgersi a colui che esaudisce tutti i desideri? Ma certo! Al momento della letterina scatta la richiesta: “Caro Babbo Natale quest’anno vorrei tanto un cane”.

Agility dog: tra sport e divertimento

Mercoledì, 25 Novembre 2015 14:04
Agility dog: tra sport e divertimento - 3.6 out of 5 based on 5 reviews

Definizione vuole che per agility dog si intenda “uno sport cinofilo che consiste in un percorso ad ostacoli che il cane deve affrontare nell'ordine previsto, possibilmente senza ricevere penalità e nel minor tempo possibile”.

Pagina 1 di 7