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Tabula Rasa

Lunedì, 18 Agosto 2014 17:00

Bravo, 7+

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Da qualche mese abbiamo un nuovo ministro dell'istruzione che, come ogni nuovo ministro dell'istruzione (e ne abbiamo visti defilare parecchi negli ultimi anni) ha cominciato il suo mandato dichiarando che “per gli insegnanti bisogna ripartire dalla meritocrazia”. Bello a dirsi, difficile a farsi... Il valore di un artigiano si può dedurre dalla qualità del prodotto, ma per la scuola il “prodotto”, cioé lo studente, ci mette del suo! E se di quello che io insegnante gli do lo studente fa aeroplanini di carta (metaforicamente parlando, ma anche no) se ne deduce direttamente che io sono un pessimo insegnante? E allora come si valuta il merito di un insegnante? E, soprattutto, chi lo valuta? Le parti in causa non sono moltissime, passiamole in rassegna: Gli studenti: ciclicamente si sente parlare di questionari anonimi di valutazione degli insegnanti da parte degli studenti e (fortunatamente) ciclicamente si lascia perdere. Se l'idea può essere valida a livello universitario, integrata però con altre valutazioni, é assolutamente improponibile per i livelli di istruzione più bassi; non nego che gli studenti sappiano cogliere aspetti importanti della personalità di un insegnante, ma sono quasi del tutto ignari delle finalità pedagogiche e del percorso per la loro acquisizione. Insomma, essere “buoni e simpatici” può essere un valore aggiunto ma non é certo il cuore del mestiere di insegnante. I genitori: sono quelli piazzati peggio per valutare, hanno della pratica didattica solo una visione filtrata attraverso il lavoro e i racconti dei loro figli che sono (per definizione e anche in buonissima fede) parziali, e quasi sempre non hanno le competenze tecniche per valutare. Il Preside: anche questa é un'opzione che é stata di volta in volta considerata e che é, a mio avviso, impraticabile! Anche se il dirigente scolastico é un ex insegnante (e ha dunque competenze pedagogiche) per quanto sia bravo non sarà mai in grado di valutare i metodi di insegnamento di TUTTE le materie! Se é stato professore di lettere come potrà sapere che il professore di fisica o di filosofia svolgono bene il loro programma? Senza considerare gli inevitabili fenomeni di competizione tra gli insegnanti e il crescerre di fenomeni di “ruffianeria”, i possibili ricatti, i problemi sindacali... insomma, niente da fare, non funziona. E quindi non esiste soluzione? Prendiamo ad esempio il sistema francese, non perché sia un modello da imitare, ma perché é quello che conosco meglio. In Francia ogni insegnante é sottoposto a due tipi di valutazione: una amministrativa e una pedagogica. La prima é svolta annualmente dal dirigente scolastico che attribuisce un voto (eh, abitudini scolastiche...) per valutare: puntualità e assiduità capacità di mantenere la discipilina capacità di rendere la propria materia e la scuola stessa “visibili” (con attività culturali, viaggi, iniziative varie) ovvero, il dirigente valuta alcuni comportamenti dell'insegnante senza entrare nel merito del valore pedagogico dell'insegnamento che questo fornisce. Per una valutazione pedagogica il sistema scolastico francese si affida alla figura dell'Ispettore. Lo so, qui da noi fa un po' libro Cuore... eppure, almeno in Francia, é una figura ancora molto importante, in quanto incaricata di fare da tramite tra il Provveditore e gli insegnanti di una certa materia: una nuova riforma dei programmi di Matematica? L'ispettore convoca una riunione con i suoi insegnanti e li mette al corrente. Un problema pedagogico dell'insegnante di lettere? Basta chiamare il proprio Ispettore per avere un consiglio esperto e ufficiale. Ma chi é un ispettore? Normalmente un ex insegnate della materia che, dopo un concorso, viene selezionato per guidare e valutare (appunto) gli insegnanti. Infatti più o meno ogni cinque anni, fa visita ad ogni docente, assiste a una lezione, valuta e, in una piccola riunione, dà consigli o esprime critiche su quello che ha visto. Quindi stila un “rapporto di ispezione” che viene inviato al Provveditore e al Dirigente Scolastico ( e al docente stesso, ovviamente). Entrambe queste due valutazioni, amministrativa e pedagogica, si traducono anche in una votazione che permette al docente di avanzare più o meno velocemente in carriera e quindi di guadagnare (poco) di più. É questo il metodo migliore per ristabilire la meritocrazia di cui tanto si parla? Forse non é perfetto e potrebbe essere migliorato in molti modi ma ha il vantaggio di scomporre la questione in due parti, e di attribuire ad ogni figura (Dirigente e Ispettore) valutazioni nell'ambito di loro competenza.
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