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Calderone

Domenica, 28 Dicembre 2014 20:16

Una bellezza assetata di verità: recensione di Luigi Donolo

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Una bellezza assetata di verità: recensione di Luigi Donolo - 5.0 out of 5 based on 1 review

È rendere giustizia voler rispolverare le biografie delle tante donne che si sono distinte nel Risorgimento, purtroppo spesso dimenticate per una sorta di omertà dagli storici. Sono donne intellettuali, attiviste politiche, rivoluzionarie, talvolta semplicemente madri e mogli che hanno vissuto in modo intenso ma drammatico quel lungo periodo del riscatto nazionale e dell’affermarsi della figura femminile al di fuori dell’ambiente famigliare.

La nostra Autrice pone l’accento su una delle tante patriote forse la più rappresentativa, insieme con Anita Garibaldi  e Antonietta Pisacane, seppure tra loro molto diverse, e ne traccia un profilo  bene inquadrato nel suo tempo che è un tempo di grandi mutazioni politiche e sociali. Per comprendere bene la storia di una persona va esaminato il contesto nel quale vive o ha vissuto e così è stato fatto, in modo storicamente perfetto, per Cristina Trivulzio di Belgioioso.

“Donna di mondo e donna forte” la definisce in estrema sintesi la nostra Autrice sintetizzando così il modo di vivere della Belgioioso, che percorre avventurosamente il cammino della sua esistenza, un cammino mai facile, turbolento e complicato, con lei sempre influenzata da forti sentimenti e situazioni. Tanti aggettivi si possono aggiungere per Cristina: scrittrice, giornalista, madre amorosa, ma soprattutto protagonista nei salotti dove confronta il suo pensiero politico con quello di tanti altri intellettuali che, oltre che amici, divengono anche suoi maestri. Giustamente è stato detto che “Il suo salotto e lei divennero un mito in concorrenza con altri salotti francesi”. Intreccia contatti con tanti personaggi del suo tempo che la stimano e talvolta la amano non corrisposti, come lo storico Augustin Thierry, che restò sempre suo amico, il poeta Heinrich Heine, lo scrittore e drammaturgo Alfred de Musset, il filosofo Victor Cousin solo per citarne alcuni. Forse il suo unico amore restò quello con Francois Mignet, il padre di sua figlia e la sua più stretta amicizia quella con Clara Maffei, come lei donna moderna e patriota.

La Belgioioso deve affrontare tante difficoltà: un matrimonio fallito al quale lei stessa pone fine per difendere la propria dignità e poi l’esilio che diviene una ripetuta costante della sua vita, sempre sofferto per non venire mai meno ai propri ideali e sfuggire alle persecuzioni della polizia asburgica e persino alle maldicenze di molti che non mancarono mai di perseguitarla non perdonandole i suoi comportamenti fuori dagli schemi tradizionali.

E’ a suo modo una socialista nel senso più vero del termine considerato il suo impegno a favore dei contadini che lavorano nella sua proprietà dell’amata Locate, contadini che vuole non solo aiutare materialmente, ma anche riscattare dalla loro situazione attraverso l’istruzione.

Pur di portare a buon fine i suoi propositi e i suoi ideali culturali lei, nobile con un albero genealogico di tutto rispetto, si adatta a vivere in certi momenti anche in povertà e ad impegnarsi fattivamente e fisicamente come operatrice in soccorso dei combattenti. Come quando, chiamata da MazzIni, arriva a Roma nel 1849 e organizza l’assistenza sanitaria di quella gloriosa Repubblica. Al termine di quella drammatica vicenda è costretta di nuovo all’esilio rifugiandosi in Turchia e non nella “sua” Francia nella quale aveva riposto tanta fiducia mal corrisposta.

L’Autrice descrive con abbondanza di particolari questo suo esilio in Turchia, condiviso da altri patrioti, il tormentato e deludente viaggio, il mondo mussulmano nel quale matura il suo pensiero in difesa della donna che la porta a scrivere un libro all’argomento: La vie intime et la vie nomade en orient.  In Turchia é anche capace di trasformarsi in abile imprenditrice come quando acquista per se e per sua figlia Maria Gerolama, allora ancora giovinetta, una proprietà in un ambiente straniero così difficile per le donne e così lontano dal suo.

Quando torna in Italia è ammalata, non ha più la bellezza tanto ammirata di un tempo anche perché sfigurata dalle coltellate di un suo domestico che non le aveva perdonato la difesa di un’altra donna. Aveva perso ormai lo smalto fisico che l’aveva sempre distinta e fatta tanto ammirare ma continuò fino alla fine a comportarsi con tenacia e con lo stesso spirito ribelle. Con lei morì a 63 anni quella che  Carlo Cattaneo aveva considerato “la prima donna d’Italia”. Qualche anno prima aveva scritto quasi un suo testamento a favore del riscatto femminile in un saggio pubblicato sul primo numero di “Nuova Antologia” La presente condizione delle donne e il loro avvenire.

Anna Maria Bernieri racconta Cristina Trivulzio di Belgioioso con la rigorosità della storica che ha consultato  con perseveranza e meticolosità tanti documenti d’archivio, ma immedesimandosi e vivendo lei stessa quei momenti e quelle situazioni. Dalle sue ricerche emerge la figura di una donna progressista giustamente definita “di dimensioni non solo italiane, ma europee”.

                                                                                                                                       

 

 

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