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Sabato, 19 Aprile 2014 15:55

Quando l’architettura incontra la letteratura

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Quando l’architettura incontra la letteratura - 5.0 out of 5 based on 1 review
‘There are no rules of Architecture for a castle in the clouds.’
(Non ci sono regole in Architettura per un castello tra le nuvole)
G.K Chesterton

Nel suo libro Architecture and Modern Literature David Spurr afferma che esiste una tradizione filosofica che lega la letteratura e l’architettura, poiché entrambe sfidano e contribuiscono alla continua definizione di cosa sia l’Arte e quali siano le sue funzioni. Lo scopo principale dell’Arte è dare forma al mondo che ci circonda. Come tale, sia l’architettura che la letteratura, anche se in modo diverso, possono essere viste come espressione dell’immaginario individuale e collettivo. Mentre l’architettura dà una forma concreta al mondo, la letteratura dà una forma simbolica.  John Ruskin, famoso critico d’arte del periodo Vittoriano, vedeva l’architettura, e in modo specifico le sculture ornamentali, come traccia tangibile della mano dell’artigiano. Similmente ad uno scrittore o ad un poeta capace di infondere nei suoi scritti la propria soggettività, l’architetto da’ espressione al proprio io attraverso le sue opere, codificando i propri lavori con le esperienze e gli eventi accaduti nella storia. Proprio per questo, entrambe forme d’arte svolgono anche una funzione mnemonica, poiché permettono all’uomo di considerare i differenti aspetti del tempo e della memoria.

13 biasci Se li si considera sul piano rappresentazionale, l’architettura e la letteratura lavorano su principi simili e si influenzano a vicenda. Gli architetti sono affascinati dagli scrittori, gli scrittori sono inspirati dagli architetti. Si pensi per esempio alla numerosa rappresentazione di castelli, di rovine gotiche o ai labirinti che dominano la narrativa romantica, gotica e moderna. L’architettura dà l’idea di spazio, è dove l’azione avviene. Tuttavia, in molte storie, figura un significato al di là di quello della riproduzione realistica di un luogo, diventando la rappresentazione fisica della psiche di un personaggio. All’interno di molti testi, i tropi architettonici vengono infatti utilizzati per ristabilire e creare nuovi concetti sulla soggettività e sul mondo in cui si vive. Basti pensare al ruolo che la città di Londra- con le sue strade labirintiche, la divisione geografica e sociale tra la ricca e aristocratica East- London, contrastante con la povera e degenere West-London- giocò in molti romanzi del 1800 (Robert Louis Stevenson, Oscar Wilde, Dickens…), oppure considerare il modo in cui spazi come biblioteche, stazioni ferroviarie o addirittura case private vengono usate e descritte in svariati scritti moderni e contemporanei (Jorge Luis Borges, Italo Calvino, Umberto Eco…) In molti di questi casi la narrativa spaziale e la narrativa fittizia sono inscindibili. Non si può pensare all’Ulisse di Joyce senza pensare a Dublino o pensare ai giardini di Stourhead Garden di Hoare o al Danteum di Terragni senza pensare a Virgilio e Dante, come argomenta Sophia Psarra.

Nel passaggio tra il Romanticismo (un esempio perfetto lo è la famosa poesia di Wordsworth ‘Tintern Abbey’) ed il modernismo, la relazione analogica tra la rappresentazione architetturale e la rappresentazione letteraria diventa sempre più evidente. Giacché i modernisti mettevano in discussione la realtà dell’esperienza umana, rigettando i valori tradizionali, sia in letteratura che in architettura si sviluppò una fase di sperimentazione con nuove forme di espressione, strutture e creazione di nuove prospettive. Scrittori come T.S Eliot, Virginia Woolf, James Joyce o Charlotte Perkins Gilman, spesso fecero uso di spazi chiusi per trasmettere il senso di disintegrazione fisica e psicologica del protagonista. I loro scritti divennero famosi per la focalizzazione sui pensieri e le emozioni dei personaggi in relazione a tutto ciò di esterno al loro Io. Similmente, in architettura si assiste alla creazione di stili fluidi e non convenzionali. Tra i più importanti architetti del tempo Antoni Gaudi è uno dei più affascinanti.

14 biasciInfluenzato da Dictionary of Architecture (composto da Viollet-le-Duc) e inspirato da Ruskin, lo stile di Gaudi progredì passando da disegni floridi caratterizzanti l’età Vittoriana alla sublime arte dello stile Gotico. Raggiungendo un proprio stile inspirato dalle forme organiche trovate in natura, affermò: ‘Niente è arte se non viene dalla Natura. ’ Ciò che caratterizza i lavori di Gaudi è sicuramente la sua visione espressionista e l’abilità di catturare l’imaginario dello spettatore. L’audacia dei colori, la presenza di elementi naturali e l’introduzione di forme non convenzionali, divennero un suo tema ricorrente facendo di ogni suo edificio una narrativa visuale unica. Nel descrivere Casa Mila, Vincent Scully (noto architetto contemporaneo) ci presenta un Gaudi accattivante ritraendolo uno dei più inusuali e brillanti artisti del ventesimo secolo.

‘The casa Mila, both in plan and elevation, is like a sea-hollowed cliff, its rock cut façade water-smoothed and eroded, hung with metal seaweed and dug with windows like eyes. The whole “rolls round” like Wordsworth’s early nineteenth-century image or a late painting by Van Gogh. It seems to embody a total human participation in the rhythms that infuse the natural world. This is why the strange gods that crowd the roof of Gaudi’s sea-formed acropolis enjoy such an eerie life.

They come, as icons and guardsmen, from somewhere underneath- hollow, plated and helmeted- and take their places above and beside the broken stairs. Gaudi’s forms, like those of the best of Art Nouveau as a whole, are infused with the action of nature and are therefore somehow real.’ 

15 biasci (Casa Mila, sia sul piano progettuale che in elevazione, appare una scogliera, la facciata una roccia erosa e levigata appesa con alghe di metallo e scavata da finestre che sembrano occhi. Casa Mila è costellata di movimenti circolari come nelle immagini di Wordsworth dei primi dell’1800 e come nei dipinti di Van Gogh. Sembra personificare la partecipazione umana nel ritmo infuso dalla natura. Per questo motivo gli strani Dei che affollano il tetto dell’Acropoli marina di Gaudi emanano un’aria inquietante. Essi vi giungono quali icone o guardie, da livelli inferiori, placcati e muniti di elmetto prendendo posto sopra ed accanto alle scale disfatte. Le forme di Gaudi, come quelle dei migliori palazzi Art Nouveau, sono infuse dell’azione della Natura ed in qualche modo sono perciò reali).
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