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Sabato, 10 Ottobre 2015 10:50

Sarzanamente (parte 1)

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Alla sua XII edizione il Festival Europeo della Mente, curato da Gustavo Pietropolli Charmet e Benedetta Marietti, si riconferma un appuntamento interessante. In città il clima è di fermento e di attesa, le stradine del centro storico sono percorse da una moltitudine di persone, veri e propri serpenti umani che si insinuano nei vicoletti e nelle piazze. Ognuno ha un libro tra le mani, una stampa, un manifesto o, almeno, la brochure del programma. Alla kermesse delle idee e dei processi creativi è d'obbligo l'accessorio in sintonia con il contesto, un semplice cono gelato in mano sarebbe blasfemo. Sarzana ammalia tutti, mostrandosi disponibile, generosa, accogliente e organizzata.

Il tema scelto quest'anno è quello della responsabilità nella sua accezione più vasta e multiforme: partendo dai valori etici che ne costituiscono il fondamento, si indaga su quale sia il compito degli intellettuali, degli artisti, degli scienziati e che peso abbiano le loro opere in relazione al contributo di trasformazione sociale e antropologica del pensiero, fino ad analizzare il rapporto tra responsabilità e creatività in un'ottica di orizzonte allargato, il tutto nel tentativo di modernizzare e ridefinire un concetto cardine che faccia da guida alle coscienze.

Qui di seguito la sintesi di alcuni eventi.

Luciano Canfora

Augusto: la morale politica di un monarca repubblicano

A Luciano Canfora, filologo classico, storico e autore di numerosi saggi, è affidata la conferenza di apertura.

Preciso, lineare, essenziale e senza digressioni, lo studioso delinea il profilo politico e militare di Ottaviano Augusto, il cui regno fu uno dei più lunghi della storia di Roma (44 a.C - 14 d.C). Successore di Cesare e fondatore dell'impero, le sue azioni sono state oggetto della ricerca di molti storici contemporanei e del passato. Di lui è stato scritto che aveva una mente calcolatrice e un cuore insensibile, che si comportava allo stesso tempo da tiranno e da codardo. Ma l'opinione prevalente su questo grande uomo del passato, il quale non viene ricordato con la stessa forza di altri protagonisti della sua epoca, è che, seppur egli abbia compiuto azioni riprovevoli, il suo scopo supremo era quello di raggiungere la famosa pax romana, ristrutturare e dare stabilità ad uno stato che Canfora definisce, con un termine contemporaneo, multinazionale. È quindi assolvibile e assolto.

Ripercorriamo così la sua evoluzione, da quando, poco più che diciottenne, si ritrova ad essere il successore che Cesare aveva scelto adottandolo come figlio, erede materiale delle sue ricchezze e erede ideale del suo vasto progetto politico e militare. Ottavio si pone subito come vendicatore di Cesare, perseguendo con tenacia e inflessibilità gli uccisori del padre adottivo, impone al Senato la sua nomina a console e accetta di condividere il potere, nell'ambito di una magistratura straordinaria, con Marco Antonio e Lepido. Firma la pagina nera della sua carriera compilando, insieme agli altri triumviri, le liste di proscrizione, decretando così la morte di senatori e cavalieri, tra i quali anche Catilina. Fece poi scrivere agli storici del suo regno che quella fu una decisione che dovette subire, in realtà accettò quel nefando compromesso, ritenendolo inevitabile, perchè rappresentava l'unica via per il raggiungimento del dominio su Roma.

Antagonista e avversario di Marco Antonio, per dieci anni condivide il triumvirato, in una situazione che vede alternarsi tregue e battaglie nei confronti del condottiero più anziano, con il quale ha spartito il dominio sul vasto territorio appartenente a Roma. Antonio governa le province orientali e si stabilisce ad Alessandria d'Egitto intessendo legami politici e personali con la sovrana di quello stato, mentre Ottaviano ha il dominio sull'occidente. Convincendo il senato della minaccia costituita dall'alleanza tra Cleopatra e Antonio, Augusto intraprende la campagna d'Egitto annientando definitivamente il suo nemico. Diventa così l'unico detentore del potere. Riesce a farsi proclamare imperatore e manterrà il governo fino alla morte avocando a sé tutte le massime cariche dello stato.

Personaggio non privo di contraddizioni, dimostra più volte le sue capacità strategiche; la sua genialità politica risiede anche nell'abilità con cui riesce ad ottenere la più alta concentrazione di poteri rispetto ai sovrani precedenti e forse anche successivi.

Con grande raffinatezza Canfora pone un interrogativo quanto mai attuale nel mondo di oggi: la ricerca della grandezza personale può coniugarsi con l'interesse collettivo? E la politica non è forse un mestiere “criminoso” come lo definì Lucrezio? E, alla luce di questo, la violenza è sempre inaccettabile o a volte può essere giustificata in funzione di un alto obiettivo? Sono i secoli successivi a dirimere la questione sulla grandezza di Augusto.

La straordinaria durata del governo di Ottaviano Augusto, la struttura politica e la riorganizzazione dello stato che realizzò dimostrano probabilmente che egli sì perseguì la sua ascesa personale, ma i suoi scopi si legarono anche ad un'idea di costruzione della grandezza dello stato che, ancor prima che sua, fu del padre adottivo, Cesare, di cui, ricevendone l'eredità politica, proseguì l'opera da lui iniziata.

Da leggere di Luciano Canfora: ll presente come storia. Perché il passato ci chiarisce le idee, Collana Saggi italiani, Rizzoli, Milano, 2014.

Alessandro Barbero

La responsabilità dello storico

- Marc Bloch: dalla Sorbona alle carceri della Gestapo

L'evento che vede come protagonista Alessandro Barbero è indubbiamente uno degli elementi clou della rassegna, tant'è vero che da sempre viene collocato in tarda serata, con la certezza, finora sempre confermata, che nonostante l'ora e dopo una giornata passata a spostarsi da un incontro all'altro, il pubblico sarebbe risultato numeroso e interessato. Così infatti è stato, la partecipazione e l'assembramento delle persone nell'antica Piazza della Calcandola, oggi Piazza Matteotti, in attesa che gli ingressi al tendone venissero aperti, si può definire degna di un concerto pop. E anche qui, come ad ogni concerto che si rispetti, ci sono le groopies. Non sono adolescenti con il piercing sulla lingua, in prima fila possiamo vedere garbate signore abbigliate con buon gusto, nella borsa l'ultimo libro del loro idolo, apparentemente pazienti ma determinate a non recedere di un millimetro dalla loro postazione, le scarpe incollate alla mattonella del pavè di cui hanno preso possesso. E quando arriva lui, la pop star, si precipitano all'interno quasi travolgendo il servizio d'ordine, nella spasmodica corsa ad occupare i posti in prima fila; al posto della biancheria intima sventolano i suoi libri con i quali poi sgomiteranno per avere la dedica personalizzata. E lui, lasciatemelo dire, lui è meraviglioso. Con certosina pazienza firma i libri sporti da braccia prevaricanti, sorride, intenerisce, affascina. Sale disinvoltamente sul palco, sembra quasi non avere coscienza del fatto che tutte quelle persone sono lì per sentirlo parlare, che hanno fatto quasi un'ora di coda perchè lui chiudesse in bellezza la loro serata. Aspetta che tutto si calmi, lancia uno sguardo sornione e poi comincia a raccontare... fossette infantili gli compaiono sulle guance quando sa di elargire una "ghiottoneria" inedita, lo sguardo fisso sul pubblico come se il suo racconto fosse diretto ad ogni singolo individuo e solo a lui.

Il suo registro colloquiale spazia negli orizzonti storici del novecento, i protagonisti diventano di carne e sono sul palco insieme a lui. Si appassiona sempre più con il dipanarsi del racconto, crea parentesi di vita personale che completano e integrano la figura dello storico, gioisce nel condividere con altri la sua passione. A volte si interrompe, calcolando se il tempo che ha a disposizione gli consente di regalare ancora una chicca, poi, probabilmente decide di fregarsene dei minuti e dice "Ma si, vi racconto ancora questa..." e, gli occhi che brillano, riprende il discorso.
Alessandro Barbero ha la notevole capacità di fondere avvenimento storico ed esperienza umana, creando una sinergia che produce quadri autentici, e tutto questo avviene mantenendo lo stretto rigore storico che gli appartiene.

Particolarmente appassionante il suo ritratto dello storico Marc Bloch, medievista come il nostro relatore, che ha cambiato la storiografia contemporanea. Attraverso i racconti del figlio raccolti da Barbero, scopriamo il lato intimo e familiare di Bloch, la sua onestà estrema, la sua austerità e le sue piccole trasgressioni. Scopriamo la donna che stava al suo fianco. Scopriamo il momento in cui questo studioso di estremo rigore e serietà, abituato a vivere di ricerca storica chiuso nel suo studio, capisce che è venuto il momento di assumere le sue responsabilità nella Francia occupata dai nazisti. Vestito di tutto punto (look impeccabile da gentiluomo di campagna per intenderci) entra in una delle sedi segrete della resistenza a Parigi e dichiara solennemente "Io sono Marc Bloch e d'ora in poi lavorerò con voi". Venne poi fatto prigioniero e fucilato dai tedeschi.

Uno scroscio di applausi entusiastici che sembra non esaurirsi mai decreta il termine della visione che Alessandro Barbero ha condiviso con noi; fatichiamo ad andarcene, ancora immersi nel mondo che lui ha dipinto. Le sue groopies sono commosse, forse un po' deluse dalla fede nuova di zecca che hanno visto brillare al suo anulare; ma, si sa, se l'uomo appartiene a sua moglie, la figura pubblica dello storico è invece appannaggio di tutti.

Da leggere di Alessandro Barbero: il suo ultimo romanzo storico, appena uscito, Le ateniesi, Collezione scrittori italiani e stranieri, Mondadori, Milano, settembre 2015.

 

Matteo Nucci

Gli occhi di Edipo e il complesso di Platone

Matteo Nucci, studioso del pensiero classico, avvicina l'uomo del mondo moderno all'uomo del mondo antico, mostrando come tormento, inquietudine e angoscia siano stati d'animo che trascendono le epoche storiche e riuniscono idealmente gli uomini in un sentire comune. Le storie antiche sono anche le storie di oggi. Sceglie Platone come figura rappresentativa del tentativo dell'uomo di risolvere i conflitti dell' esistenza; Aristocle, meglio noto come Platone, fu un filosofo tormentato per tutta la vita dalla dimensione tragica dell'esistenza. La sperimenta già a quindici anni, quando assiste alla rappresentazione teatrale di Edipo, la tragedia di Sofocle, e rimane colpito da come la contingenza, il caso, possano far precipitare un uomo intelligente e capace di utilizzare il suo sapere in un destino di dolore e rimorso. Cercando una catarsi, Platone inizia a scrivere tragedie per passare poi alla filosofia, alla ricerca del conforto di un mondo ideale dove la rettitudine porta alla felicità. Ma questo, appunto, non è il mondo delle idee, è la realtà, e la trasposizione non funziona. Platone oscilla perpetuamente tra la scelta di affrontare, attraverso l'allegoria del teatro tragico, una dimensione che lo fa soffrire, e il tentativo di rimuoverla aggrappandosi alla virtù e alla creazione di una realtà senza la tirannia del fato; questo ondeggiare porta Platone a vivere un suo complesso, che non è quello di Edipo indagato in seguito da Freud. Il discepolo di Socrate, afferma Nucci, ha il complesso dell'artista mancato. Da leggere di Matteo Nucci: Le lacrime degli eroi, collana tascabili. Saggi, Einaudi 2013

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